La panoramica: il processo di formazione di un quartiere nei suoi primi dieci anni di vita

Garbatella: una realtà dalle diverse origini

La genesi controversa di un quartiere: dalle “case giardino” per le famiglie degli operai agli “albergoni” per gli sfollati del centro storico

Garbatella: una realtà dalle diverse origini
di Matteo Picconi
23/09/2011


La Garbatella si contraddistingue, rispetto a tutti gli altri quartieri di Roma, soprattutto per la sua origine, per le molteplici cause, politiche, storiche, sociali, oltre che per le diverse scelte urbanistiche, che hanno caratterizzato i suoi primi dieci anni di vita.

Quando il 18 febbraio del 1920 il Re Vittorio Emanuele III inaugurò i lavori dei primi quattro lotti di case sulla rupe di San Paolo, la nascita della Garbatella rappresentava un esperimento originale che interessò anche altre aree della città come il rione San Saba e la “Città Giardino Aniene” di Monte Sacro. Il modello anglosassone della Garden City, con le sue case monofamiliari, che rispettavano le esigenze di igiene e di spazio, avrebbe dovuto restituire dignità alla vita delle famiglie operaie destinate a popolare il nuovo quartiere, situato a ridosso dell’area industriale dell’Ostiense. Una scelta urbanistica, inoltre, che avrebbe potuto consentire una sorta di riappacificazione tra lo Stato e la classe operaia (da qui l’origine del primo nome della borgata: Concordia), dopo i tumulti di piazza di quegli anni, diretta conseguenza della grave crisi economica seguita alla fine del primo conflitto mondiale. Lontana da logiche meramente assistenziali, la politica dell’Istituto Case Popolari sembrò seguire il proprio corso fino al 1924-25, quando il fascismo cominciò ad imporre la sua logica di regime in ogni ambito del tessuto sociale ed istituzionale. Ciò comportò un radicale cambio di programma riguardo il futuro della Garbatella. In realtà la politica fascista non fu altro che un continuum rispetto a quel processo obbligato di “decentramento abitativo” già messo in atto dai precedenti governi liberali. Era in corso in quegli anni, infatti, l’ennesimo sventramento di vaste aree del centro storico, voluto dal regime per discutibili esigenze di “grandezza” e di “necessità”, provocando l’esodo di migliaia di sfollati verso le periferie. Abbandonato, quindi, il romantico progetto della borgata giardino, per la Garbatella si scelse una tipologia edilizia più economica e per di più basata sulla velocità di costruzione. Un tipico esempio di case “rapide” furono quelle dei lotti VI e VII di via Sant’Adautto, costruite nel 1923, e dei lotti di piazza Masdea e via Magnaghi, rispettivamente del ‘25.e del ’27. I primi ad insediarsi alla Garbatella furono gli sfollati provenienti dalle zone del Teatro Marcello, della Salita del Grillo e di Piazza Montanara, ai quali si aggiunsero, nel 1929, una parte dei “baraccati” provenienti dai c.d. “villaggi abissini”, raggruppamenti di case di fortuna delle zone di Ponte Milvio e Portonaccio. Nella seconda metà degli anni ‘20 la Garbatella ospitava una popolazione diversificata, comprendente una parte minoritaria di ceto medio, in grado di riscattare le case alienate dall’ICP, ed una maggioritaria di classe operaia, non sempre proprietaria degli immobili in cui viveva. C’erano, infine, i “baraccati”, cioè i più indigenti, che furono sistemati nei lotti più limitrofi di via Massaia e di via De Nobili. A rendere ancora più variegato questo tessuto sociale contribuì lo stesso regime con la costruzione, nell’area più settentrionale ed isolata del quartiere, alberghi suburbani (gli “albergoni”, così chiamati per la loro originaria destinazione ad ospitare i pellegrini in vista del Giubileo del 1925), una soluzione provvisoria per far fronte al problema dei sempre più numerosi sfollati provenienti dal centro storico, visto che le case rapide ed “a blocco” si dimostrarono ben presto uno strumento insufficiente. In un primo momento, realizzati al limite della vivibilità, gli “albergoni” furono poi successivamente sottoposti a lavori di ristrutturazione, per migliorarne i servizi, come quelli igienici, in vista anche di una loro diversa destinazione pubblica. L’albergo “bianco” fu utilizzato, infatti, per ospitare l’Opera Nazionale per la Maternità e Infanzia. Questo il quadro d’insieme entro il quale si formò il quartiere della Garbatella. Pur se sorto e sviluppatosi nel periodo fascista, per la sua forte componente popolare ed operaia, ha comunque sempre mantenuto caratteristiche proprie, indipendenti dalle influenze propagandistiche del regime. Cuore pulsante del crescente movimento antifascista, la Garbatella si dimostrò una delle zone più resistenti, che Roma poté vantare negli anni del secondo conflitto mondiale.

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