Università
Sant’Egidio. Comunità solidale o lobby?
L’Onu di Trastevere a RomaTre. Una presenza ‘pesante’ nell’ateneo ostiense
Andrea Riccardi, capo della Comunità di Sant’Egidio, da poco meno di un mese Ministro della Repubblica, è Professore Ordinario all’Università di Roma Tre, titolo che il sessantunenne romano, com’è consuetudine, continua a mantenere anche dopo la fine dell’attività accademica. Storico della Chiesa, accreditato nelle sfere più influenti del Vaticano, egli si propone nel panorama storiografico italiano come biografo di Papi e narratore della politica cattolica in Italia e in Europa.
Dapprima in aspettativa non retribuita poi pensionato, a Roma Tre non si è visto molto. Impegnato nelle innumerevoli iniziative di carità e di “peace keeping”, per circa dieci anni non ha tenuto lezioni. Eppure qualche importante segno sembra averlo lasciato. C’è chi giura infatti che dietro la visita del Papa all’Università di Roma tre nel lontano 2002 ci sia stata la sua mano e sono in molti a notare la corposa presenza della Comunità di Sant’Egidio nell’Università e nella Facoltà dove Riccardi ha “insegnato”. Ma non è sul potere del neo Ministro che ci si può scandalizzare, d’altronde la Comunità di Sant’Egidio che vanta gloria infinita per le sue opere di solidarietà è molto conosciuta e rispettata in (quasi) tutti gli ambienti della Roma che conta e certamente il sistema baronale, di cui è partecipe, non rappresenta una novità nel sistema universitario.
Ciò che colpisce quindi non è la capacità di penetrazione della Comunità di Sant’Egidio, dai luoghi della sofferenza fino a quelli del potere, ma la sua compattezza e la sua ramificazione. Un solo capo, circa 40000 anime sparse per il mondo, eppure un numero di cariche nei posti di comando e un’influenza davvero notevole. Infatti, come ha mostrato, già molto tempo fa un’inchiesta di Sandro Magister per l’Espresso, non pare esserci mossa non studiata da parte di Riccardi e della sua Comunità, una ricerca sistematica della tattica e della strategia più opportuna per ampliare le maglie della Comunità e del suo potere, dal Corriere della Sera al Vaticano, dalla politica cittadina all’Università.
Questa attenzione ai meccanismi di comando ha senz’altro avuto risvolti positivi per la Comunità che attraverso alti e bassi endemici, è riuscita a conservare il suo status di organizzazione influente, di ONU di Trastevere come è soprannominata, fino ai trionfi mediatici del ricevimento organizzato dalla Comunità nel giugno del 2007 per la visita di George Bush a Roma.
Detto ciò, anche ala luce degli ultimi sviluppi politici, vale forse la pena domandarsi quando questa cura delle relazioni politiche corrisponda realmente alla missione che la comunità si propone, a quella cura cattolica delle anime sofferenti che va propagandando.
Per esempio: qual’è il collegamento tra l’opera della Comunità in Africa e la presenza in un’università, medio piccola, di Roma? Cosa spinge la Comunità a portare tra i giovani la propria opera di carità e allo stesso tempo ad aderire al governo delle banche?
La risposta avrà forse modo di sgorgare senza intoppi nei prossimi mesi, magari attraverso le parole del principale protagonista della “svolta di Todi”, di colui che rappresenta ad oggi molto, molto più di un semplice Ministro, quasi un “investimento” sul futuro.

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