Piccola Astre, parte seconda
Al via il secondo anno della scuola di alta formazione di Roma Tre, nonostante le polemiche dello scorso anno
Il 2 dicembre è stato pubblicato il bando per l’inscrizione a Piccola Astre 2012, la scuola d’eccellenza della terza università di Roma. Cinquantacinque studenti della laurea magistrale potranno seguire “una serie di corsi speciali, distribuiti su otto settimane, concernenti alcune discipline i cui orizzonti, collegamenti e modelli stanno profondamente cambiando”. I corsi, che si svolgeranno nell’arco di otto settimane da gennaio, riguarderanno quest’anno “La curvatura del mondo: tempo e spazio, terra e mare, media e finanza nel contesto globale”, e affronteranno argomenti estremamente vari, spesso molto distanti tra loro. I partecipanti che frequenteranno almeno l’80% delle lezioni, riceveranno otto crediti che potranno essere spesi come ‘crediti a scelta’ del proprio corso di laurea, e una borsa di studio di 500 euro, finanziata dalla provincia di Roma.
Da quello che si può evincere dal recente bando, le modalità saranno le stesse dell’anno passato, nonostante le polemiche suscitate e le proteste dei collettivi universitari, che hanno costretto gli organizzatori a tenere le lezioni di nascosto, con la protezione di guardie giurate.
Diversi i temi contestati. Innanzitutto il numero dei partecipanti, poiché i corsi saranno riservati solo una cinquantina di studenti, e i criteri di ammissione, cioè “secondo la valutazione della carriera relativa al primo triennio di studi, della regolarità della carriera nel corso di laurea magistrale e del voto di laurea”, che non sono giudicati chiari né trasparenti. In secondo luogo la borsa di studio, garantita a seguito della sola frequenza ai corsi, senza un esame per verificare l’effettivo apprendimento. Ultimo, ma non per importanza, il peso dei corsi nel bilancio delle spese di un ateneo, già duramente colpiti dalla riforma Gelmini. Sebbene le borse agli studenti siano, infatti, finanziate dalla Provincia, rimangono a spese dell’università i compensi dei professori, nonché le spese di avviamento della scuola stessa. Soldi che certamente potevano essere spesi meglio, ad esempio diminuendo le tasse ai meno abbienti, aumentate negli ultimi anni, o per la messa in sicurezza delle strutture (vedi la duplice alluvione del Dipartimento di Fisica e di Ingegneria Elettronica in ottobre).
La sensazione è che l’università abbia totalmente ignorato le critiche, peraltro motivate, scatenate l’anno precedente, e che preferisca procedere a testa bassa per la sua strada, disinteressandosi delle opinioni non tanto dei collettivi, quanto di una parte considerevole degli studenti e addirittura di alcuni professori.

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