TERRITORIO- Il Consiglio Comunale di Roma attua la legge urbanistica regionale

Alemanno approva il Piano Casa ed è scontro con il Municipio XI

Enormi rischi ambientali, nessuna tutela dell’Agro Romano o della Città Storica, la legge regionale va fermata ad ogni costo.

Alemanno approva il Piano Casa ed è scontro con il Municipio XI
di Saba Camilletti
09/02/2012


La Deliberazione comunale volta al recepimento del Piano Casa nella Capitale, già votata a fine dicembre dalla Giunta Alemanno, è stata ufficialmente bocciata dal Municipio XI.

Nonostante il maxiemendamento di fine gennaio voluto dall'assessore all'Urbanistica Marco Corsini, la Delibera non scongiura i gravi rischi insiti nel Piano Casa e così dopo le dure critiche espresse dalla Giunta anche il Consiglio del Municipio esprime parere negativo.

Le ragioni di questa scelta sono chiarite in un comunicato stampa che non lascia spazio a futuri ripensamenti: “La Deliberazione della Giunta Alemanno, relativa al recepimento del "Piano Casa", sebbene introduca limitazioni alla legge regionale, necessita di tutele vere per l’immenso patrimonio storico, monumentale, archeologico, paesaggistico, naturalistico, ambientale, e non delle restrizioni insignificanti proposte da Alemanno e dai suoi assessori. Nell’atto non si tutela l’intero territorio ricadente nelle aree protette, non si salvaguarda l’agro romano ed anzi lo si lascia in pasto alla speculazione, non si escludono dalla possibilità di applicazione del "Piano Casa" le zone a dissesto idrogeologico ed idraulico, nella città che con l’ultimo nubifragio oltre ai danni ha contato anche la perdita di una vita umana, all’Infernetto, per il fatto di vivere in condizioni abitative
disumane. Per non parlare di alcuni dettagli tecnici che invece di agevolare i controlli edilizi li cancelleranno del tutto.”

Andrea Catarci, presidente del Municipio Roma XI ed Alberto Attanasio, assessore ai Lavori Pubblici, esprimono forte preoccupazione anche per quartieri come la Garbatella  “poichè non si escludono dall’applicazione della Legge Regionale gli ambiti definiti Città Storica. L’eventualità che si dia il via libera ad ampliamenti in contesti storicamente rilevanti può far danni incalcolabili ed è quanto di più scellerato si possa concepire. Infine, la delibera interviene in processi di semplificazione amministrativa e di superamento dell’emergenza già previste dal P.R.G., ma che non hanno mai trovato applicazione. Malgrado Alemanno prosegua in interventi inutili e dannosi – concludono- il Municipio XI continuerà a contrastarlo per il bene di Roma e dei romani.”

 

La delibera in oggetto, con la quale il Comune di Roma ha recepito il Piano Casa, ha comunque sollevato tensioni anche tra il Campidoglio e la Regione; la Governatrice del Lazio, Renata Polverini accusa Alemanno di «mettere troppi paletti», e Luciano Ciocchetti, assessore all'Urbanistica della Regione ritiene addirittura la delibera capace di 'bloccare' l'attuazione del Piano Casa. L'attuale versione, frutto del maxiemendamento, in pratica si limita a poche misure tra cui la richiesta di un contributo straordinario a carico di proprietari o costruttori da applicarsi al cambio di destinazione d’uso delle aree, in misura che tiene conto della finalità incentivante della legge, e dell’obbligo imposto ai privati di realizzare housing sociale.

 

Per i nostri lettori più attenti ricordiamo alcuni dei punti critici del Piano Casa, secondo l'opinione di Simone Ombuen, docente di Urbanistica presso l'Università di Roma Tre e membro dell'Istituto Nazionale di Urbanistica del Lazio, precedentemente intervistato da Core in proposito (http://www.coreonline.it/Articoli.aspx/219/nuovo-piano-casa-del-lazio):


-elimina la necessità di rispettare la normativa del PTPR relativa alle zone agricole (art. 1), amplia alle zone B delle aree naturali protette le possibilità d’intervento (art. 2 c. 2 lett. c)
- aumenta tutti i parametri edilizi degli ampliamenti;
- liberalizza il rispetto degli standard urbanistici;
- liberalizza il cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, anche in riferimento a edifici in via di dismissione o non ultimati (art. 3 ter c. 1), e con un limite dimensionale di 15.000 mq. di SUL (tre campi di calcio regolamentari, o 250 appartamenti da 60 mq. di SUL!);
- ammette la realizzazione di residenze negli ambiti a destinazione non residenziale rimasti inedificati nei strumenti urbanistici, ancorché decaduti (art. 3ter c. 3);
- aumenta al 75% l’incremento di SUL ammesso nella demolizione/ricostruzione all’interno di programmi integrati d’intervento;


 

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