Spaghetti alla cilena

Arriva Camila, portiamola al bar (e al centro congressi)

Accoglienza “surreale” per la visita a Roma della leader del movimento studentesco cileno Camila Vallejo

Arriva Camila, portiamola al bar (e al centro congressi)
di Fabio Ferrari
14/02/2012


Dalle piazze cilene ai bar radical chic di via Ostiense la visita di Camila Vallejo a Roma è stata come lo stridere di un gesso sulla lavagna. Se da da una parte la leader del movimento studentesco cileno, lo scorso sabato di tappa a Roma per un tour informativo sul suo Cile, ha portato una ventata di freschezza e di entusiasmo nella stantia sinistra romana, d'altro canto la sua presenza ha forse riacceso i riflettori sulle cause del vuoto politico di cui sicuramente oggi la sinistra post-comunista è vittima e carnefice allo stesso tempo.

Contesi tra un incontro in pieno vetero stile con Diliberto & Ferrero nel primo pomeriggio presso il centro congressi di via Cavour e un più soffice aperi-poli-tivo con Vendola e i giovani Sellini di Tilt al Caffè Letterario di via Ostiense, Camila, Karol Cariola, segretaria della gioventù comunista cilena, e Jorge Murua, del sindacato Cut, hanno raccontato dal vivo la mobilitazione più importante nella storia cilena dall'inizio della dittatura di Pinochet.

Da agosto 2011 gli studenti cileni hanno occupato circa settecento istituti, portando in piazza più di un milione di persone per chiedere la ripubblicizzazione dell'istruzione, visto che in Cile l'educazione superiore ed universitaria sono completamente in mano ad istituzioni private, le cui rette sono tra le più alte dei paesi dell'Ocse e le famiglie si indebitano per far studiare i figli. Un modello ereditato dalle riforme liberiste dei militari che, dopo quaranta anni, sembrano essere indigeste anche per i fino ad ora sottomessi cittadini cileni. La protesta degli studenti della Tigre Sudamericana – soprannome dato al Cile per il suo forte tasso di crescita del Pil negli ultimi anni – deriva dallo sviluppo diseguale della società del paese di Salvador Allende, il cui aumento della ricchezza, derivante per buona parte da un economia orientata alle esportazioni di materie prime, è stato più che compensato in negativo dall'aumento delle diseguaglianze sociali.

Il movimento del 2011, hanno sottolineato gli stessi leader, è nato dalle mobilitazioni studentesche iniziate nel 2006, le quali hanno progressivamente trovato un consenso trasversale in tutti i settori della società portando altre categorie di lavoratori a scioperi ed azioni di solidarietà con gli studenti. Una protesta “sindacale” traformatasi in battaglia politica di tutta la società cilena e, soprattutto, di chi più subisce le conseguenze di un'estrema segmentazione redistributiva della ricchezza.

Belli e bravi, i giovani cileni, ma sopratutto uniti nell'obiettivo politico di ottenere una pubblica istruzione universitaria, nonché fermi nel ribadire che i protagonisti del Movimiento sono rimasti a Santiago e nelle altre città, mentre loro si esprimono solo in qualità di portavoce. Umiltà distante anni luce dai non più giovani custodi delle ridotte post comuniste della politica nostrana, la cui frammentazione e la distanza dalla società reale non può non aver risaltato agli occhi dei compagni d'oltreoceano. 

Sarebbe proprio ora Que se vayan todos!

 

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Commenti

Claudio
mercoledì 15 febbraio 2012
SEL non c'entra niente con TILT. TILT ha organizzato un'iniziativa d'accordo con Camila, Karol e Jorge da tempo. L'altra è stata fissata giovedì a due giorni dall'evento, supponiamo con il loro accordo. Caro Fabio Ferrari, magari un po' meno sciatteria renderebbe migliore e libera l'informazione italiana. Sarebbe proprio di dirlo ad alcuni pseudo redattori o giornalisti Que se vayan todos!. Potrebbero raccontare la storia del movimento cileno, la grande esperienza avuta in quel radical chic (ma va... è frequentato da giovani, studenti e precari!) invece di fare l'articoletto da novella2000. Si vergogni.
domenica 19 febbraio 2012
Gentile lettore, innanzi tutto la volevo ringraziare per il commento. Le sue critiche sono come il vino: fanno buon sangue. Scendendo nel merito, se aver usato l'espressione " i giovani Sellini di Tilt" può aver turbato la sensibilità di qualche esponente di queste importanti realtà della sinistra italiana, la colpa è dell'estrema sintesi dovuta alla poca importanza attribuita nell'economia dell'articolo ai soggetti in questione. Me ne scuso. D'altro canto però, affermare che Sel non c'entra niente con Tilt mi sembra sia un'affermazione un po' "paracula". Sebbene non siano due realtà con rapporti di dipendenza organica, è pacifico che ci sia una forte compenetrazione tra Sel e Tilt. Con una breve ricerca sul web si accorgerà che alcuni esponenti di Tilt abbiano ruoli di partito anche in Sel e che agli appuntamenti pubblici appaiano indifferentemente come portavoce di una piuttosto che dell'altra organizzazione. 1) http://www.movimentoeuropeo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=179:successo-della-convenzione-sul-ruolo-dellitalia-per-rilanciare-lobiettivo-della-federazione-europea-&catid=1:ultime&Itemid=59 2)http://www.tiltcamp.it/primo-piano/convegno-europeo-reddito-beni-comuni-democrazia/ In merito al Caffè Letterario, luogo dell'incontro con Camila Vallejo, si tratta di un bar mascherato da biblioteca comunale dove di certo è impossibile studiare, dato che la "sala studio" è contigua al resto del bar (e alla rumorosa vita del bar). Per noi che in XI Municipio ci abitiamo non avere più una biblioteca comunale è una vera spina dolente, sopratutto se al suo posto vi è un bar dove uno studente o un precario per una birra devono pagare 6 euro. Fabio Ferrari

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