Editoriale del consigliere comunale Andrea Alzetta del gruppo Roma in Action
Il fallimento annunciato della Governance modello Alemanno
Credo che l'azzeramento della giunta comunale da parte del sindaco Alemanno, e l'inizio di questa fase 2 per il governo del Campidoglio, imponga oggi una riflessione sui due anni ormai trascorsi d'amministrazione di centro destra sulla città di Roma. Da questo punto di vista il lavoro della giunta si può valutare come un completo fallimento innanzitutto nell'aver costruito un'aspettativa di cambiamento che è stata nel corso dei mesi completamente disattesa, schiava com'è dei poteri forti della città, i quali invece di essere combattuti dettano in effetti l'agenda di governo della città. Un giudizio sintetico quindi sulla giunta Alemanno potrebbe quindi essere che se non riuscita a dare una prospettiva di cambiamento alla città, ha ottenuto un effetto peggiorativo sull'amministrazione del bene pubblico, come ne sono un esempio lo scandalo di Parentopoli dentro le aziende municipalizzate, o sulle grandi promesse per rinnovare l'immagine di Roma, dalla Formula 1 alle Olimpiadi del 2020 passando attraverso gli Stati Generali della Città, rinviati ormai in nuovo ennesimo appuntamento. Il governo del sindaco “rinnovatore” si è così concretizzato in un lavoro di grandi conferenze stampa: un esempio chiaro è il tema del debito capitolino, risolto grazie all'intervento del Presidente Berlusconi, con una promessa di 500 mln di euro annui a riconoscimento del valore della capitale d'Italia, scaduto in una truffa esemplare quale quella che ha coinvolto la vendita di quindici caserme ormai dismesse per un'area totale di circa 82 ettari di città, regalati ad un'agenzia immobiliare per un totale di 600 mln di euro totali. Un impegno fittizio che in termini di investimento per il governo della città vedrà diminuire la spesa del comune di circa 250 mln di euro nell'arco dei prossimi due anni sottraendo grandi risorse al piano delle politiche sociali, scolastiche e culturali per la città, e riducendo quindi un'immagine complessiva di una Roma dove la cultura non solo è merce, ma è a disposizione di pochi e benestanti fruitori, e insomma dove la grande metropoli si fa' sempre più cupo gigante, chiuso e triste, incapace di parlare ai tanti migranti presenti sul suo territorio, e capace invece solo di catalizzare e fomentare odio ed egoismo sociale.
Le premesse di questa giunta non si sono mai avverate, bensì Alemanno ha dimostrato in questi due anni la sua incapacità di governare la macchina amministrativa, e di giocare la sua politica promuovendo una campagna elettorale continua fatta di grandi annunci e nessun risultato.
Il grande risalto dato alla trasformazione della città da comune a ente speciale Roma Capitale, ha nascosto male così il fatto che nulla sia cambiato se non in peggio: dal terreno dell'edilizia popolare, completamente fallimentare, a un assessorato alle politiche sociali così interessato al mondo dei chioschi ambulanti da dimenticare il tema dei centri anziani e di tutte le fasce sociali in difficoltà di questa grande città, come per esempio sul tema delle tossicodipendenze affrontate da un'agenzia inutile, onerosa per il dipartimento di competenza ma che nulla fa' per integrazione e reinserimento. In questa Italia davvero malata Alemanno ha in questo periodo fatto la sua parte, costruendo la propria personale Tangentopoli e sostenendo un sistema di corruttele nel quale la città è passata da res pubblica a essere res privata, e di pochi. La capacità di intervenire su settori chiave della vita cittadina è saltata, di questa responsabilità dovrebbe prendersi carico il sindaco, davanti a uno scenario dove perfino i risultati positivi delle precedenti amministrazioni come sul terreno delle politiche d'integrazione nel mondo della scuola sono stati cancellati.
Davanti agli occhi dei cittadini credo sia chiaro come sotto tutti gli aspetti questo governo rimarrà nella storia di Roma, non come il governo del non fare, bensì come quello del far male; un governo partecipe a scandali plateali, come quello delle piscine abusive dei mondiali di nuoto, ma che quotidianamente sottrae energie alla città tagliando su sport e cultura e facendosi schiavo dei soliti Caltagirone e Malagò. Oggi Alemanno annuncia una fase 2 del governo capitolino, ma non può sfuggire come questo cambiamento sia in verità il segnale dell'incapacità di gestire una maggioranza frazionata in correnti, che reclama uomini di fiducia in giunta e prova a rilanciare le esigenze di pochi singoli potenti, monarchi di questa stanca città.
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