Circuiti Giorgiana

Pubblicato il 9 maggio 2017 | da Irene Salvi

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Da Giorgiana a Niang Maguette: corpi indecorosi contro la violenza di Stato

Come ogni 12 maggio, a Roma si ricorda la studentessa uccisa dalla polizia nel '77. Quest'anno le femministe scendono in piazza anche per l'ambulante senegalese morto in una retata mercoledì scorso, a pochi metri dal luogo in cui morì Giorgiana

“Il 12 maggio 1977 migliaia di persone scendevano in piazza sfidando il divieto di manifestare. Tra loro la compagna diciottenne Giorgiana Masi, in strada per celebrare l’anniversario della vittoria referendaria che garantiva il diritto al divorzio. Giorgiana quel giorno venne assassinata da un colpo sparato per mano della polizia”.
Venerdì prossimo le femministe romane – quest’anno riunite nella rete Non Una di Meno che dalla grande manifestazione del 26 novembre 2016 lavora all’elaborazione del Piano nazionale antiviolenza – tornano a manifestare nel luogo in cui morì Giorgiana: ma questa volta sarà ricordata anche un’altra vittima, perché “la violenza che ha colpito lei, mentre si ribellava ad un divieto, ha la stessa mano della violenza che colpisce la moglie che si ribella al marito, la lavoratrice che lotta per migliorare la propria condizione, la migrante che si ribella ad una espulsione, chi scappa da una retata mentre cerca di sopravvivere. A pochi metri da dove Giorgiana è stata uccisa, pochi giorni fa la violenza dell’ordine costituito ha fatto un altro morto: Niang Maguette, lavoratore immigrato dal Senegal”.
Niang Maguette ha perso la vita lo scorso 3 maggio all’angolo tra via Beatrice Cenci e il lungotevere omonimo, fuggendo da un “blitz antiabusivismo” della polizia municipale. Tutte da chiarire le circostanze del decesso, mentre è pacifica la matrice dell’operazione: una caccia all’uomo violenta e intimidatoria, condotta da agenti in borghese in nome dello stesso “decoro” che giustifica, nei proclami del governo e nel plauso delle opposizioni, le pericolose restrizioni di diritti contro migranti e altre soggettività marginalizzate previste dal decreto Minniti-Orlando, nuovo “pacchetto sicurezza”giorgiana convertito in legge lo scorso 2 aprile. Sabato scorso migliaia di persone hanno partecipato al corteo della rete Decide Roma, che intendeva farsi megafono per “un coro a mille voci nel quale confluiscano i tanti problemi, piccoli e grandi, della città sui quali l’amministrazione si sta dimostrando insensibile e assente”. Lungo il percorso è stato esposto un grande striscione, che recitava: il vostro decoro uccide. Contro Daspo e rastrellamenti, libertà di movimento. Ciao Niang.
Venerdì si torna in piazza perché “Come femministe, donne, frocie, lesbiche, mogli, madri e figlie riconosciamo, perché ci colpisce da sempre, la violenza di quella mano che vuole annientare tutto ciò che non è decoroso, *normale*, assimilabile, valorizzabile, che non obbedisce a standard economici, morali, estetici sempre più elitari. Viviamo in una società in cui le parole legalità, decoro, sicurezza, significano semplicemente guerra alle/i pover*, alle/agli sfruttat*, alle/ai migranti, ai margini, alle donne che si autodeterminano, alle lavoratrici/tori che si autorganizzano e a chiunque provi a scegliere, o sia costretta ad inventarsi, modi diversi di vivere la propria vita.
L’appuntamento è a partire dalle 18 in piazza Gioacchino Belli, di fronte alla lapide in memoria di Giorgiana Masi, “contro questa violenza che ci vuole succubi ed inermi. Saremo rabbiose e indecorose come lo erano Giorgiana e Maguette”.

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