Dispacci Chayn

Pubblicato il 16 aprile 2016 | da Irene Salvi

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Chayn Italia, un portale tutto per sé

Nato tra Pakistan e India, il progetto open source contro la violenza di genere è da poco online nella versione italiana. La presentazione domani (ore 15) alla Casa Internazionale delle Donne

Una piattaforma digitale interattiva, orizzontale e partecipata: non si tratta dell’ennesima trovata di marketing, ma del primo portale web dedicato alla violenza di genere e agli strumenti per combatterla. Online già da diverse settimane (ma concepito come work in progress, perciò in costante aggiornamento) Chayn Italia verrà presentato domani a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne, in via della Lungara 19.

Chayn (“conforto” in lingua urdu) nasce in Pakistan nel 2013 dal lavoro interamente autorganizzato di avvocate, volontarie e operatrici multisettoriali, per fornire strumenti utili alle donne nella complessa fase di riconoscimento e fuoriuscita dalle relazioni violente. L’anno successivo inaugura Chayn India e oggi questo modello di “feminist tech” si sta diffondendo in diversi paesi europei, mentre il sito Chayn.co funge da raccordo, proponendo azioni a livello globale e diffondendo materiali interamente riproducibili grazie alle licenze creative commons.

L’obiettivo è fornire una rete di contatti e servizi consultabili con un click: sul sito si legge che “Molte donne che vivono violenza domestica si rivolgono ad internet come prima risorsa per acquisire informazioni […] la maggior parte delle ricerche non conduce, però, a materiali chiari ed esaustivi. Attraverso Chayn Italia, chiunque abbia una connessione internet può invece avere accesso diretto ad informazioni e consigli pratici”. Con l’intenzione di raggiungere anche donne migranti o comunque non italoparlanti, al momento si ricercano – oltre a illustratrici e grafiche che vogliano prendere parte alla costruzione del sito – volontari per la traduzione di testi e materiali in più lingue possibili.

La prospettiva è schiettamente femminista, a partire dal linguaggio: non si parla di “assistenza” o “aiuto” ma di autodeterminazione, consapevolezza, empowerment. Le donne non sono mai definite “vittime”, in intenzionale contrasto con una narrazione mainstream che tende a polarizzare i rapporti di forza e a rappresentare in chiave quasi “romantica” le relazioni di abuso, dove gli uomini sono dipinti come prede di raptus o incontenibile (quindi comprensibile?) gelosia, e le donne sono spesso ridotte a soggetti passivi da “proteggere” o “salvare”. Si legge: “Pensiamo che  non sia di alcun aiuto vittimizzare chi subisce la violenza di genere e che sia molto più efficace incoraggiare la donna a prendere coscienza della sua possibilità di scelta, delle sue capacità e della sua forza”.

Per capovolgere questo paradigma, una costante nel sito è la libertà di scelta circa tempi e modalità di fuoriuscita da rapporti violenti. Al riguardo si ribadisce che Riteniamo fondamentale fornire un supporto positivo, empatico e non giudicante nell’approcciarsi alla violenza domestica: non c’è una soluzione sempre applicabile per uscire da una relazione violenta e solo la donna che la sta vivendo può decidere come e quando farlo”. A questo scopo sono disponibili (nella sezione “Aiutare un’amica”) anche manuali pratici per le persone che, trovandosi vicine a chi subisce una relazione violenta, vogliano offrire supporto senza imposizioni: colleghe, familiari, vicini di casa. In particolare, il “Vademecum del/della buon@ amic@” è frutto di un laboratorio condotto nello spazio occupato dalla collettività femminista delle Cagne Sciolte in via Ostiense, dove ha anche sede lo sportello antiviolenza Una stanza tutta per sé. Racconta Maria, una delle volontarie del progetto:

«Dal nostro punto di vista lo scopo principale di Chayn – oltre a promuovere ragionamento e dibattito sulla questione delle disparità di genere – è costruire reti territoriali di contatti e realtà che lavorano nel contrasto alla violenza, non per sostituirsi ai servizi esistenti ma per metterli in connessione tra loro. Per questo è stato avviato il lavoro di mappatura di servizi pubblici, associazioni e sportelli autogestiti come il nostro, presenti in tutta Italia» (nel territorio del Municipio VIII, oltre che allo spazio di via Ostiense, le donne possono rivolgersi alla cooperativa Be Free presso il Casale Rosa di Roma 70).

Maria spiega che non si tratta di un’operazione semplice: mentre in molte Regioni i servizi sono pressochè inesistenti, nel caso di Roma (dove teoricamente le risorse sono molte) il problema principale è la mancanza di coordinamento tra le varie realtà – istituzionali o autogestite che siano – presenti sul territorio. «Quando si cercano informazioni in un momento critico, è essenziale che siano chiare e semplici da trovare. Il sito è diviso per sezioni per cercare di rendere la consultazione il più immediata possibile: c’è l’area dedicata a salute e contraccezione, la mappa di centri e servizi territoriali, schede pratiche di diritto di famiglia e dell’immigrazione, ci sono link e contatti per chi può avere bisogno di assistenza legale o psicologica e così via. C’è anche una sezione sulla violenza nelle relazioni lesbiche, di cui si parla pochissimo e che per questo resta spesso ignorata».

Fornire strumenti e costruire relazioni per restituire il potere di decidere per sé stesse: una finestra spalancata su un femminile differente da quello rappresentato dalla cronaca e riprodotto, spesso inconsapevolmente, nelle relazioni personali. Lo dice chiaro il manifesto di Chayn Italia: “La violenza di genere deriva dai ruoli imposti dalle norme sociali; la violenza domestica è parte della violenza di genere; la lotta alla violenza di genere è necessariamente una battaglia femminista che miri alla decostruzione dei ruoli di genere imposti dalla società; la sorellanza è uno strumento fondamentale.

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