Dispacci

Pubblicato il 29 maggio 2017 | da Irene Salvi

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Diritto alla casa, i movimenti alla Regione Lazio

Stamattina due presidi tra Regione Lazio e Dipartimento del Patrimonio; su entrambi i tavoli il superamento della delibera 140 e i fondi per l'emergenza casa, mentre si avvicina la scadenza dei termini per l'attuazione del Piano Casa del 2011

Da stamattina in presidio sotto la Regione, circondati da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine (polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, mezzi blindati e idranti, di cui però non è stato fatto uso) i movimenti per la casa sono stati ricevuti nel primo pomeriggio.

La delegazione è scesa alle 16.20, dopo un incontro di circa mezz’ora con l’assessore regionale alla Casa e la segreteria di presidenzaRegione del governatore Zingaretti. Sul tavolo strappato dai presidianti c’erano le questioni relative all’emergenza abitativa, alle liste per l’accesso agli alloggi popolari e la delibera 140/2015 sul patrimonio immobiliare demaniale del Comune di Roma, varata dall’amministrazione Marino (sulla scorta di una sentenza della Corte dei Conti) e poi implementata dal commissario Tronca, in continuità con la quale la giunta Raggi ha prodotto, nel gennaio del 2017,  un’altra delibera che vede oltre 100 sgomberi “programmati o da programmare”.
Intanto stanno per scadere i termini per l’attuazione del “Piano Casa” della Regione Lazio (legge regionale n. 21/2009, come modificata dalle leggi n. 10 e 12 del 2011): originariamente fissati per la fine di gennaio 2017, sono stati prorogati di quattro mesi, fino al 31 maggio 2017. Tra le previsioni del Piano, la possibilità di cambio di destinazione d’uso degli edifici non residenziali dismessi o non completati, con la finalità di recuperare tali volumetrie ai fini residenziali riservandone una quota (compresa fra il 30 ed il 35%) a locazioni a canone concordato per le fasce sociali più deboli (il cosiddetto housing sociale). A tal fine era previsto lo stanziamento di quasi 200 milioni di euro, i primi 40 dei quali stanno per essere trasferiti al Comune in forza di una recente delibera di giunta. “Con questo stanziamento la Regione si lava le mani della questione” denunciano i movimenti: “è inutile sbloccare fondi quando il Comune non li potrebbe usare, cosa che permarrà finchè non si supera la delibera 140 che impone l’alienazione del patrimonio immobiliare pubblico per farne profitto, mentre migliaia di persone restano senza casa; inoltre sappiamo che quando vengono fatte, le aste finiscono per andare deserte”. Il riferimento è a un’altra vicenda legata all’emergenza casa: quella di via Lucio Calpurnio Bibulo (zona Cinecittà), occupazione abitativa in cui risiedono oltre 90 nuclei familiari. Dopo il fallimento della società proprietaria lo stabile è stato messo all’asta, ma alla prima chiamata (a dicembre 2016) non sono pervenute offerte, lasciando ipotizzare un accordo tra costruttori romani teso al ribasso del prezzo d’asta dell’immobile.
Per questo, sempre stamattina, il comitato di tutela degli abitanti di via Bibulo e le sigle ASIA-USB erano sotto l’assessorato al Patrimonio in piazza Giovanni da Verrazzano, chiedendo che lo stabile – tra i primi destinatari dell’assegnazione dei fondi a copertura della citata legge regionale sull’emergenza abitativa – venga riacquisito al patrimonio immobiliare pubblico per poi essere assegnato alle famiglie che vi risiedono anziché svenduto a investitori privati.

I due presidi di questa mattina avanzavano le stesse richieste: “contro le rendite di posizione, case subito per tutti e tutte”. Per la giornata di giovedì è prevista una nuova mobilitazione.

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