Dispacci Fosso

Pubblicato il 28 maggio 2017 | da Irene Salvi

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Fosso delle Tre Fontane, parlano i geologi del Lazio

Il comunicato dell'Ordine regionale dei Geologi sull'ansa fluviale sepolta nel megacantiere di Grottaperfetta: "Il fosso esiste e va tutelato dal cemento, rischio idrogeologico concreto"

Si torna a parlare del Fosso delle Tre Fontane, bacino naturale incluso nell’area del megacantiere I60, e delle complesse questioni – naturalistiche, urbanistiche, paesaggistiche – che vi sono connesse.

L’occasione è un comunicato dell’Ordine dei Geologi del Lazio, che a voce del suo presidente Roberto Troncarelli denuncia la persistente incuria sull’area. “Ricordiamo, al riguardo, che il Fosso delle Tre Fontane è iscritto nell’elenco delle acque pubbliche della Regione Lazio, sottoposto a vincolo paesistico e pertanto tutelato come corso d’acqua dall’articolo 822 del Codice Civile. In materia di demanio pubblico, inoltre, è soggetto alla tutela ambientale secondo leggi nazionali e regionali. Eppure dalla analisi degli elaborati si evince una mancanza di gestione del corso d’acqua con l’interramento dell’asta locale“.

La storia del Fosso è anche la storia di un braccio di ferro pluriennale tra il Consorzio dei Costruttori Grottaperfetta e il Municipio VIII, particolarmente sotto le due amministrazioni a guida di Andrea Catarci che ne aveva fatto un punto centrale del suo programma elettorale: numerose direttive municipali a tutela della dinamica idraulica del corso d’acqua erano state ignorate dal Consorzio, con conseguenti contenziosi e ricorsi giunti fino al Tar del Lazio. Nonostante nel gennaio 2016 il tribunale amministrativo, basandosi sul parere del verificatore designato dal ministero della Difesa (direzione dei Lavori e del Demanio) a opinione del quale “nel tratto interessato dai provvedimenti la traccia del fosso non esiste”,  ne avesse di fatto negato l’esistenza – sospendendo la Determinazione Dirigenziale del Municipio VIII (n. 490 del 24.03.14) che disponeva l’immediata demolizione d’ufficio dei presunti rinterri e riempimenti realizzati lungo il fronte di via Ballarin – i geologi ricordano che in senso contrario “numerosi e autorevoli enti si sono espressi sull’esistenza del Fosso delle Tre Fontane e sulla necessità della sua tutela e valorizzazione” (tra i quali l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere, l’Area Difesa del Suolo della Regione Lazio, la Sovrintendenza Archeologica e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali).

“Il 13 ottobre 2016 un nostro iscritto è stato incaricato dall’Avvocatura Capitolina di redigere una perizia tecnica, nell’ambito del contenzioso giacente al TAR, per verificare o meno l’esistenza del Fosso delle Tre Fontane e il ruolo svolto dallo stesso nell’ambito idrogeologico del bacino, interessato dalle opere di trasformazione urbanistica nel quale non sono comprese interventi a tutela del tracciato del fosso”: la perizia geologica in questione ha ritenuto “evidente la presenza naturale del corso d’acqua“. Nonostante ciò, prosegue Troncarelli, “i lavori [nel cantiere Grottaperfetta, ndr] proseguono senza interventi atti alla mitigazione del potenziale rischio idrogeologico, generato dalla modifica morfologica con l’interramento e l’obliterazione del percorso naturale del fosso”.

Infine i tecnici prospettano l’esito nel caso in cui l’edificazione proseguisse senza correttivi: “come esperti del territorio, siamo portati a sottolineare che il prosieguo di tale intervento, così come progettato, interferirà con la dinamica idraulica del fosso, cagionando localmente e soprattutto a valle dell’area, i ben noti fenomeni che siamo purtroppo abituati a vedere associati agli eventi meteorici: allagamenti, alluvioni e frane. Le istituzioni preposte vogliono davvero tutto questo?”

Considerando che al momento l’istituzione più prossima – il Municipio VIII – è commissariata e priva di rappresentanza politica, nell’improbabilità di una presa di posizione del Comune sembra prevedibile che la vicenda del Fosso venga definita in sede giudiziaria. Una storia molto italiana (molto romana, in particolare) in cui interessi economici dei costruttori e scarico di responsabilità degli amministratori locali portano al prodursi di danni concreti per l’intera collettività.

 


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