Dispacci Noise

Pubblicato il 1 aprile 2017 | da Irene Salvi

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“Noise”, rumore contro la tortura

Nonostante la cronaca ne testimoni l'urgenza in Italia la tortura non è ancora reato. Al teatro Ambra alla Garbatella il corto di denuncia di Acad, associazione contro gli abusi in divisa

“Tanto presente nel nostro Paese quanto assente dal nostro codice penale”. La parola a cui state pensando è “tortura”, archetipo della violazione dei diritti umani fondamentali, fenomeno antichissimo e mai sradicato che qui non è (ancora) oggetto di specifiche previsioni da parte della legge. Questo nonostante l’Italia abbia ratificato tutte le convenzioni che negli ultimi trent’anni gli organismi sovranazionali, dall’ONU all’Unione europea, hanno adottato per sancire a livello globale il divieto di trattamenti inumani e degradanti. noiseAcad – Associazione Contro gli Abusi in Divisa, attiva dal 2013 per denunciare le violenze commesse dalle forze dell’ordine tramite un numero verde (800 58 86 05) attivo 24 ore su 24 e il supporto legale alle famiglie delle vittime – alle sue campagne hanno aderito Ilaria Cucchi, Lucia Uva, la famiglia di Federico Aldrovandi – ha scelto di ricorrere anche al mezzo cinematografico “per portare all’attenzione di tutti un tema troppo spesso dimenticato”.

Il cortometraggio Noise, realizzato grazie a numerose iniziative di finanziamento ospitate da spazi sociali di tutta Italia e a un crowfunding che ha raggiunto l’obiettivo di finanziamento in soli 60 giorni, è stato interamente girato all’interno di una sezione carceraria. Sotto la direzione del regista Carmine Cristini, oltre 30 artisti di ogni settore prestano la loro voce al messaggio contro violenze e abusi perpetrati dagli appartenenti alle forze dell’ordine: più che poche mele marce, parti di un sistema che tollera e garantisce impunità ai responsabili di ogni livello (ove necessario anche falsificando verbali, come accadde a Genova nel 2001). La cronaca degli ultimi anni testimonia l’esistenza radicata e costante nel tempo di pratiche che rendono carceri, camere di custodia, padiglioni giudiziari ospedalieri, CIE/CPR e persino le strade delle nostre città luoghi in cui mettere la propria vita nelle mani dello Stato può significare perderla.

La prima di venerdì scorso – durante la quale è stato anche presentato il libro Per uno Stato che non tortura. Diritto, saperi e pratiche contro la violenza istituzionale, edito da Mimesis in collaborazione con l’Associazione Antigone e Ristretti Orizzonti – è stata trasferita presso il Teatro Ambra alla Garbatella dopo il diktat del Municipio V, che ne ha impedito la proiezione presso lo Spazio Comune Cinema Aquila bocciando l’intera programmazione del mese: oltre a Noise sono finiti nel mirino il documentario Piccolo Mondo Cane sulla vicenda dei lavoratori dei canili municipali e le iniziative programmate in occasione della settimana contro l’apartheid israeliana.

Il Parlamento italiano temporeggia da anni sull’introduzione di una specifica norma penale che proibisca e sanzioni gli atti di tortura: nonostante i richiami formali degli organismi internazionali, le sentenze di condanna della Corte europea dei diritti umani e le sollecitazioni dell’associazionismo umanitario, il progetto di legge introduttivo del reato di tortura non sembra rappresentare una priorità politica. Nel 2014, all’approvazione alla Camera di un testo fortemente emendato e depotenziato rispetto al DDL originario (a detta del suo stesso proponente, il senatore Luigi Manconi) non è stata fatta seguire la necessaria discussione in Senato. Da allora la legge fluttua da una commissione parlamentare all’altra; una nuova calendarizzazione in aula è prevista per il prossimo 4 aprile. Ma in tempi di decreti Minniti, flagranza differita e fermi preventivi su base ideologica il clima politico non sembra esattamente promettere aperture in chiave garantista.

Noise, come altri progetti analoghi, esiste perché fin quando la tortura continuerà a esistere ed essere tollerata resterà necessario parlarne. E fare quanto più possibile rumore.

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