Dispacci sport

Pubblicato il 7 aprile 2017 | da Irene Salvi

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Sport e proletariato: una storia d’amore

Sabato 8 aprile, come primo incontro di Achtung Banditen 2017, presentazione con l'autore Alberto Di Monte al Chiringuito Libre di San Paolo

“Spesso si sente dire che lo sport dovrebbe essere apolitico. Ma nella misura in cui è la vita stessa ad essere politica, dovrebbe essere naturale, anche ai massimi livelli sportivi, trovare chi si espone contro le ingiustizie. Purtroppo così non è e figure come Peter Norman, Tommie Smith e John Carlos ci appaiono, ancora oggi, come eroiche eccezioni”. L’edizione 2017 di Achtung Banditen si apre questo sabato al Chiringuito di San Paolo con la presentazione di Sport e proletariato. Una storia di stampa sportiva, di atleti e di lotta di classe, un libro di Alberto Di Monte edito da Mursia Editoresport

La rivista “Sport e Proletariato” nasceva nel 1923, sfidando dalle sue pagine verdi l’establishment rappresentato da quelle rosa della Gazzetta. Oggi la sua breve storia (chiuse a pochi mesi dalla nascita, in seguito a un attacco squadrista contro la tipografia che la stampava) per Di Monte è espediente per raccontare «le origini nobili di uno sport popolare oggi animato da tante realtà di movimento (e non solo)».

L’autore considera lo sport «un fenomeno storico, inscindibile dal contesto politico, economico e sociale in cui si manifesta»; per questo, racconta, è partito dagli archivi della rivista e ha ricostruito «il panorama sportivo dell’epoca, molto diverso da quello attuale perché l’agonismo poteva ancora esistere lontano da sponsor ed élites: molti campioni, in alcuni casi arrivati fino alle Olimpiadi, erano figli del popolo. Nell’epoca tra le due guerre è stato possibile sognare un’evasione di massa da federazioni e grandi eventi sportivi per immaginare una “lega di classe” internazionale». Nella storia di Sport e proletariato «gli interessi politici ed economici si unirono per mettere fine a un esperimento interessante e generoso»; e il nascente regime fascista si appropriò dello sport come pratica patriottica, funzionale alla costruzione di un immaginario nazionale fondato sul mito della forza in senso machista e guerrafondaio.

Già nel precedente libro Il libro si conclude infatti con un’«appendice sull’oggi, che dà voce a quattro realtà: le palestre popolari autogestite, il CoNaSp (coordinamento nazionale dello sport popolare), la Uisp (Unione Italiana Sport Per tutti) e la trasmissione sportiva di Radio Onda Rossa La mischia“».

Di Monte sostiene di aver voluto offrire vecchi e nuovi esempi di sport non allineato anche per ricordare come l’antirazzismo non debba essere solo una bandiera ma una pratica quotidiana. sportIn questo senso le immagini iconiche non mancano: dai pugni alzati di Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 ai giocatori afroamericani della National Football League che lo scorso anno, in appoggio alla protesta del movimento Black Lives Matter contro gli omicidi dei neri per mano della polizia, hanno scelto di inginocchiarsi anziché alzarsi in piedi durante l’inno prepartita. Da sempre alcuni atleti si sono esposti in prima persona per scardinare l’immaginario nazionalista e competitivo imposto dal mainstream: mancare è stato, casomai, un’eco per quelle voci fuori dal coro.

«Lo sport è un’occasione unica per abbattere barriere, ribaltare immaginari, riscoprire solidarietà e fair play»: e questo appuntamento sarà un’occasione per parlarne. Sabato 8 aprile, dalle 18 (alla presentazione seguiranno aperitivo e dj set con Radio Torre Reggae Sound System) in largo Beato Placido Riccardi, San Paolo.

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