Resistenze

Pubblicato il 16 gennaio 2013 | da Nicolo Spaziante

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Il Messico, l’Italia e il sogno zapatista

Venerdì scorso l'incontro del Nodo Solidale all'ex Cinodromo

Nel 1994 l’America Latina aggiunge un nuovo volto alla lunga serie di revolucionarios cui ha dato i natali. Un volto coperto però, quello del subcomandante Marcos, che non arriverà perciò mai alla gloria degli altari delle stampe da maglietta. Quello che rimane impresso, in tutta una generazione, è l’insurrezione zapatista, che coinvolge una manciata di province del Messico centrale.
Il Messico diventa così quello che Cuba era stata a suo tempo, o il Cile, o il Vietnam: un simbolo prima di tutto, un disegno che mostra una via d’uscita dai sentieri di sottosviluppo e povertà attraverso la rivolta popolare. Ed ecco in tutto il mondo un’intera generazione, la prima a divenire adolescente senza l’ombra della cortina di ferro, che un giorno si sveglia vedendo in tv scene che sembravano prese della nostra di guerra partigiana. Uomini e donne che scendevano in armi dai monti, passamontagna e fucile, a reclamare dignità.
Non sorprende dunque che quasi vent’anni dopo le reti di solidarietà al mondo zapatista siano ancora estese e ben connesse, e non solo in Italia. Dal 2006 è attivo tra questi il Nodo Solidale, un gruppo di sostegno all’universo zapatista, eterogeneo per provenienza politica e geografica. Il gruppo è articolato tra Italia e Messico, e si muove tra il vecchio continente e il centro America dove risiedono molti attivisti per gran parte dell’anno.
Lo sforzo del collettivo ha portato buoni frutti e una serie di iniziative di solidarietà sono state condotte in porto con successo. Una di queste è stata centrata sulla costruzione di un forno per il pane in un caracol, il nome indigeno delle comunità di base; il fatto è emblematico perché il pane è stato sempre un prodotto di importazione, mentre il mais ne ha fatto le veci per millenni sulle mense indie. Con l’urbanizzazione e l’incedere della modernità, il consumo di pane è cresciuto assieme alla dipendenza dalle importazioni di prodotto finito: la famiglia che prima cuoceva tortillas di mais, ora va al supermercato a prendere la baguette. Ma non si vive di solo pane, e il gruppo di attivisti e attiviste ha reso operative altre iniziative solidali. C’è un laboratorio audio/video, per dotare le comunità delle competenze necessarie a produrre multimedia, c’è il progetto Mitzral di agricoltura sostenibile, e la Brigada Callejera, una lega di lavoratori e lavoratrici del sesso che si batte per i propri diritti e che gestisce un ambulatorio popolare per contenere i rischi legati al lavoro in strada.
Ecco dunque la chiave: costruire una solidarietà presente alle reali contraddizioni del territorio, mettendo da parte le faraoniche elargizioni delle multinazionali della pietà per concentrarsi sui bisogni, quelli reali. I progetti proposti vengono per l’appunto vagliati in questo senso, a scoraggiare lo zapaturismo, quel viaggiare pelosamente caritatevole che va a finire che squilibra invece di sostenere.
Parte di queste reti si sono date appuntamento ad Acrobax venerdì scorso, per un dibattito sulla situazione attuale nelle comunità chiapateche, e per fare il punto dei progetti di solidarietà attualmente attivi in Messico. Il vecchio cinodromo della Capitale, occupato giusto dieci anni fa e riattato a spazio sociale, fa da cornice all’incontro, un po’ tavola rotonda un po’ convivio con cena messicana. Il motivo non è solo che alcuni attivisti del Nodo hanno attraversato in passato gli spazi dell’ex Cinodromo; lo sguardo dell’antagonismo romano non si è infatti mai distolto dal Chiapas: diverso tempo fa si sarebbe detto internazionalismo.
Non c’è da abbassare la guardia, dicono quelli del Nodo; soprattutto ora che è tornato al governo il Partito Rivoluzionario Istituzionale, dopo la parentesi della presidenza Fox.
Le comunità indigene sono regolate secondo principi di gestione collettiva e hanno una notevole autonomia dal governo federale, ma nulla è scontato e ogni giorno questa relativa indipendenza deve essere difesa. L’attenzione internazionale è dunque un elemento critico, e la solidarietà un bene prezioso. Il gran numero di partecipanti all’incontro testimonia che anche in Italia questa attenzione è più che mai viva.

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