Resistenze

Pubblicato il 11 dicembre 2013 | da Silvia Talini

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Migranti: a Roma Tre si monitora il Giudice di Pace

Nasce il nuovo osservatorio della Legal Clinic, laboratorio di teoria e pratica dei diritti del terzo ateneo romano

Opinioni contrapposte, interpretazioni fumose e giudizi discordanti. Questa l’immagine spesso attribuita al diritto.

Ma esiste l’eccezione e – raramente – anche i giuristi concordano: è il caso della competenza del giudice di pace, che decide sui reati di minore gravità o intensità, spesso legati a fenomeni di microcriminalità.

Un’evidenza colpevolmente sfuggita nel 2004, quando il Parlamento ha attribuito alla competenza di questo giudice significativi poteri in tema di immigrazione. Da quasi dieci anni, infatti, la decisione su provvedimenti direttamente incidenti sulla vita dei migranti – come i ricorsi e le convalide in materia di espulsione dal territorio nazionale – non è adottata dalla magistratura ordinaria, ma dal giudice di pace. Un magistrato onorario, retribuito secondo una logica progressiva: quanto maggiore è il numero di cause decise, tanto più elevato è il compenso. Naturale conseguenza è l’interesse a risolvere le questioni nel minor tempo possibile anche quando, come nel caso del trattenimento in un centro di identificazione ed espulsione, incidono profondamente sulla libertà personale. Le esigenze di rapidità condizionano anche la natura del procedimento: il giudizio avviene in forma semplificata rispetto all’ordinario con serie ripercussioni sul piano delle garanzie di difesa.

L’assoluta inadeguatezza di questa scelta, resa ancora più grave dopo l’aumento della permanenza massima nei CIE – fino a 18 mesi – a opera della Bossi-Fini, e la necessità di un costante controllo sulle pronunce dei giudici onorari, sono alla base del nuovo progetto della Legal Clinic, il laboratorio di teoria e pratica dei diritti dell’Università Roma Tre (www.legalclinicromatre.org), che avvierà a breve un osservatorio sulla giurisdizione dei giudici di pace in materia di immigrazione.

A oggi, infatti, si registra una lacuna preoccupante: nonostante i numerosi procedimenti avviati – sono circa 4.500 i fascicoli annui del solo giudice di pace di Roma – mancano ricerche sistematiche ed esaustive sull’attività della magistratura onoraria. La Legal Clinic, che da anni avvicina la realtà universitaria ai diritti dei migranti, intende colmare quest’assenza attraverso una ricostruzione accurata della giurisprudenza nazionale dei giudici dei pace: il numero delle convalide, la durata media del trattenimento e l’analisi delle motivazioni – quando presenti – sono solo alcuni degli aspetti che l’osservatorio intende monitorare.

Ma non si tratta semplicemente di numeri e percentuali. Grazie alle sue ricerche la Legal Clinic potrebbe ottenere i dati e le informazioni necessarie per un intervento concreto: portare il sistema dei CIE davanti alla Corte Costituzionale e ai giudici di Strasburgo per la costante violazione dei diritti umani, sia nel trattamento riservato ai migranti durante la detenzione amministrativa sia nella carenza di un’adeguata tutela giurisdizionale.

Difficile immaginare una spontanea presa di coscienza del nostro Parlamento che trova nell’assenza di studi organici una legittimazione silente ma indiscutibilmente colpevole. Le scelte legislative e il dilagante disinteresse che circonda questo tema sembrano confermare una precisa volontà istituzionale: discriminare il migrante non solo attraverso anni di politiche repressive ma anche nella scelta dell’autorità competente ad adottare provvedimenti fortemente incidenti sui suoi diritti fondamentali e, nella quasi totalità dei casi, sulla sua libertà personale.

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