Resistenze

Pubblicato il 5 dicembre 2013 | da Irene Salvi

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Un varco nella fortezza Europa

Il municipio VIII approva una mozione di solidarietà per avviare un gemellaggio con l’isola di Lampedusa, e proporre un diverso modello di politiche della migrazione

In questi giorni il Mediterraneo è agitato, la navigazione quasi impossibile. A otto settimane dalla strage dell’Isola dei Conigli le telecamere si sono spente su Lampedusa, almeno fino al prossimo naufragio.

L’emergenza umanitaria, la ciclicità delle tragedie, il clamoroso fallimento delle politiche basate sulla gestione securitaria dei fenomeni migratori, impongono una considerazione: non è più pensabile – né in alcun modo credibile – ridurre l’immigrazione a una questione di ordine pubblico. È necessario, oggi più che mai, immaginare modi nuovi di affrontare una questione ormai vecchissima: quella dell’accoglienza.

Un’alternativa al modello esistente è possibile, e parte dal basso. Prende forma nelle città: nelle decine di scuole popolari di italiano per stranieri, dove si aiutano i migranti a superare la barriera del linguaggio perché possano affrontare tutte le altre che li attendono, come negli sportelli di supporto legale che li accompagnano sulle vie tortuose del riconoscimento del diritto di asilo e del rilascio dei documenti di soggiorno. Progetti che però mancano di organicità e risorse, e che si scontrano con una politica ostinata a mantenere il fenomeno nei ranghi dell’emergenza, anche dove sarebbe possibile promuovere meccanismi virtuosi coinvolgendo amministratori e cittadinanza.

È quanto si è fatto a Riace, il paesino calabrese premiato a Bruxelles, finito sulle pagine del Guardian e nelle scene del docufilm Il Volo di Wim Wenders, dove l’amministrazione cittadina, già da diversi anni, ha scelto di accogliere i rifugiati politici offrendo loro alloggi e corsi di formazione professionale presso gli artigiani locali, stampando moneta locale – da usare per l’acquisto dei beni di prima necessità – per scavalcare i ritardi dei finanziamenti europei, e costruendo così un sistema di integrazione quasi incredibile nella sua semplicità.

Ma il naufragio del 3 novembre, oltre alla consueta girandola mediatica di dichiarazioni solenni e rimpallo di responsabilità, ha messo in movimento anche istanze propositive: ne è esempio la campagna per l’apertura di un canale umanitario che garantisca l’effettività del diritto di asilo, lanciata dal Progetto Melting Pot Europa e sottoscritta da migliaia di associazioni e di singoli, che vede la prossima iniziativa in un incontro da tenersi a gennaio sull’isola tra tutti i movimenti attivi nell’area euromediterranea. Lì si proverà a scrivere la Carta di Lampedusa, una dichiarazione d’intenti da cui parta «una campagna di lotta e di proposta per un’Europa diversa» (www.meltingpot.org).

L’Ottavo Municipio di Roma ha aderito formalmente alla campagna, ma soprattutto ha scelto di compiere una precisa azione politica, approvando in Consiglio una mozione d’indirizzo per istituire un gemellaggio di solidarietà con l’isola di Lampedusa.

Ne abbiamo parlato con i promotori: Amedeo Ciaccheri, consigliere municipale per SEL e Claudio Marotta, assessore municipale alle politiche giovanili.

Da dove parte l’idea di un gemellaggio tra Garbatella e Lampedusa?

CM: E’ un progetto che raccoglie le istanze dei movimenti sociali, e che prova a costruire dal basso un ponte solidale fra questo territorio e Lampedusa. Davanti alla resa incondizionata delle istituzioni nazionali scegliamo di costruire una partecipazione attiva su questi temi, anche attraverso iniziative come questa.

AC: Il Municipio ovviamente non ha competenza in materia estera, ed è molto limitato quanto a risorse e raggio di azione: però è un punto di snodo, e ha una naturale prossimità con le persone che vivono in una metropoli come Roma, il che gli permette di attivare un confronto reale tra le comunità territoriali.

L’ultimo fatto drammatico avvenuto a Lampedusa ha riportato al centro del dibattito pubblico il fallimento clamoroso delle politiche migratorie italiane ed europee, e la loro incapacità di confrontarsi con la tematica fondamentale della libertà di movimento se non in occasione di eventi enormi come questo; salvo poi ignorare la tragedia quotidiana di migliaia di persone che arrivano in Europa cercando uno spazio di solidarietà e per tutta risposta trovano il reato di clandestinità, la negazione del diritto d’asilo, i CIE.

Oggi è evidente la necessità di sistemi di cooperazione che partano dal basso, dalle comunità territoriali che reclamano il diritto di partecipare attivamente a questa discussione. Ci stiamo provando con questa mozione, che è un atto di indirizzo politico del Consiglio alla Giunta perché si attivino reali percorsi di solidarietà.

Quali sono state le reazioni dell’opposizione?

CM: A parte la prevedibile astensione del centrodestra – e non c’è da stupirsi, visto che appartengono alla stesso partito che ha voluto e realizzato un mostro giuridico come il reato di clandestinità – hanno votato a favore i consiglieri della Lista Marchini e del M5S.

AC: A questo proposito, è interessante notare come su questo tema i consiglieri cinque stelle abbiano dimostrato una sensibilità all’argomento ben diversa da quella, che conosciamo, urlata dai vertici del movimento; probabilmente perché le persone che lavorano quotidianamente sul territorio sanno che i problemi non si risolvono con i proclami strillati, ma con la cooperazione di tutti.

Quali passaggi saranno necessari per concretizzare il progetto?

AC: È necessario creare una rete che includa le comunità migranti, il comune e i cittadini di Lampedusa e l’associazionismo per ragionare insieme su politiche migratorie diverse. Abbiamo proposto, e ottenuto, che il Municipio non si limitasse a esprimere solidarietà a Lampedusa ma aderisse a una campagna promossa dalle associazioni che in tutta Italia si occupano di politiche migratorie, a partire dalla proposta di Melting Pot per l’apertura di un canale umanitario nel Mediterraneo. In più c’è stata una presa di posizione politica: la richiesta di abrogazione della Bossi-Fini e il ripensamento delle politiche migratorie – politiche, ricordiamo, che hanno risposto agli ultimi naufragi con la militarizzazione delle coste.

CM: …poi dovrà esserci un  momento pubblico in cui far incontrare esigenze e disponibilità, con il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, e sarà necessario che il Comune di Roma intervenga per consentire al Municipio un minimo di autonomia di gestione su questa materia. E poi si potrà iniziare a lavorare con il coinvolgimento degli attori territoriali municipali e dell’isola: le scuole, le associazioni, i singoli che lavorano tutti i giorni per migliorare le condizioni di vita di migranti e rifugiati. Le energie esistono già, si tratta soltanto di metterle in connessione.

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