Spazi Urbani terra ciampacavallo

Pubblicato il 7 dicembre 2013 | da TerraOnlus

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(si fa presto a dire) Coltiviamo RappORTI

Terra!Onlus racconta la sua attività nel centro di ippoterapia Ciampacavallo. Tra animali e orti sociali, scopriamo un angolo green del nostro Municipio

Pensare che possa bastare mettere insieme un po’ di persone, dar loro un pezzetto di terra, sporcarsi le mani piantando basilico e calendula in sinergia, per far nascere dei rapporti interpersonali e alimentare un progetto collettivo riappropriandosi della terra, è farla troppo semplice. E allora, per capire qual è il meccanismo che spinge le persone ad attrarsi, trovarsi e letteralmente piegarsi su pezzi di terra abbandonati da tutti e farli rinascere con orti e giardini condivisi, così come in più situazioni è accaduto nel territorio del municipio VIII, bisogna fare un passo indietro. Per noi, è andata così.

Al centro di ippoterapia Ciampacavallo, un ‘mondo a parte’ che si affaccia sull’Appia Pignatelli e che si spinge fino all’Appia Antica, Terra! Onlus ha pensato bene di allacciare il primo rapporto: qui sì, è bastato poco per far scattare la scintilla.
Da una parte, ci sono persone che pensano che i cavalli siano animali troppo bistrattati e sottovalutati e che tenerli col morso e gli zoccoli ferrati sia una costrizione, oltretutto scientificamente sbagliato; che siano gli animali giusti per rimettersi in pace col mondo lavorando sull’intesa, di gesti e intenzioni, tra cavallo e persona per di più se con disagi psicofisici.
Dall’altra parte, persone che quasi sei anni fa si sono buttate nel mondo dell’ambientalismo ‘di battaglia’, abbracciando campagne internazionali per la riduzione delle emissioni di CO2 nelle automobili o denunciando la Pigna perché si rifornisce da una società internazionale colpevole di taglio illegale nelle grandi foreste indonesiane. Una partita grande, che ancora continua a caro prezzo ma che non ci ha fermato.

Ma per essere radicale e creare cambiamento, l’ambientalismo deve essere prima di tutto radicato nel territorio e la terra diventa quindi il mezzo o la base su cui crescere, costruire, cambiare forme e modi. E allora Terra!Onlus si è messa a fare orti.
Orti per riprenderci ciò che ci spetta come agricoltori e/o cittadini, orti per dare da mangiare e da lavorare, orti come difesa del territorio, orti come presidio, perché la terra è un bene comune e se le amministrazioni non ne hanno cura siamo obbligati a farlo noi.
Fare una ventina di orti nello spazio di Ciampacavallo raccogliendo circa sessanta ortisti, avere altrettante persone in lista e accogliere sei mesi dopo in questi stessi orti Vandana Shiva per parlare della campagna internazionale sui semi, è stata una grande soddisfazione ma non è stato un passaggio scontato. Tante persone che non si conosco, con età e vite diverse, che devono trovare un linguaggio e modalità comuni: annaffiare la sera per non sprecare l’acqua – ‘ma io la sera ho da fare non posso passare all’orto’; l’annaffiatore automatico non è propriamente lo strumento che più ti mette in relazione con la terra e i vicini; recintare gli orti dopo che gli abbiamo dato forme ad incastro proprio per farti parlare col vicino non è il massimo – ‘ma si è allargato troppo dalla mia parte’; i cavalli sono liberi e sono molto attratti dalle tue carote – ‘non ho nemmeno fatto in tempo ad assaggiarle’; essere contemporaneamente non troppo invasivi verso gli utenti di Ciampacavallo mentre fanno le loro attività ma anche inclusivi perché l’orto è bello e prendersene cura fa bene a tutti; mantenere vivo uno spazio comune, autocostruire un forno in terra cruda per imparare a fare il pane, mangiare assieme, anche pulirlo assieme e molto altro ancora.

Però il nostro progetto degli orti sociali condivisi ormai esiste, è cresciuto e gode di ottima salute ma ricordarci e far ricordare che dietro ad un orto c’è molto altro è un lavoro costante, di relazioni e momenti di riflessione.

E dagli orti si passa alla ‘rete degli orti’ presenti nello stesso municipio e in tutta Roma e si passa poi a redigere insieme le linee guida degli orti e dei giardini condivisi da presentare all’amministrazione; nel frattempo si lavora in difesa delle terre pubbliche cercando di redigere un’ipotesi di bando per trovare quel nesso che leghi a doppio filo amministrazione, terra inutilizzata e agricoltori. Tre parole che si stanno riavvicinando solamente perché si coltivano relazioni tra tutte le parti anche se spesso si parlano lingue un po’ diverse.

Uno dei prossimi obiettivi è quello di creare dei distretti dei semi, perché non c’è orto che non necessiti di semi, quelli sani, quelli che non provengono da coltivazioni OGM e che siano legati agli usi, alle tradizioni del territorio locale, garantendo la massima biodiversità a livello globale contro le lobby del seme ‘omologato’. Organizzeremo degli incontri e dei momenti di approfondimento e lo faremo con le altre realtà del municipio perché non è una campagna semplice, nemmeno intuitiva e soprattutto farlo da soli non avrebbe senso. Il distretto poi è da intendersi come un presidio, una ‘roccaforte di salute’ e può esistere solamente se le diverse realtà legate agli orti si intrecciano fra di loro, si parlano e costruiscono. Da soli non si produce cambiamento e noi contiamo a coltivare così, un po’ di cicoria e tanti rapporti.

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