Spazi Urbani

Pubblicato il 31 gennaio 2013 | da Nicolo Spaziante

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Speculazione edilizia, la ricetta di Legambiente

Come e dove intervenire nel nostro Municipio per fermare la speculazione edilizia: parola di Legambiente.

Sarà la stagione fredda, sarà il periodo pre-elettorale, sembra che a Roma ogni dibattito che si voglia definire tale debba toccare la ferita aperta della selvaggia speculazione edilizia sul territorio. Un intelletto malizioso potrebbe argomentate che il nodo non è certo di oggi: è negli anni che 50 inizia il sacco di Roma, e non è ancora finito.

Legambiente ha organizzato venerdì scorso nel municipio un incontro con la cittadinanza; almeno nelle intenzioni, si cercano vie per mitigare le conseguenze negative della selvaggia cementificazione che affligge il municipio e il comune.

Il meeting apre con la denuncia, di recente riportata anche dal nostro giornale, del pacchetto di delibere che la giunta Alemanno sta tentando di far passare nelle ultime convulse settimane prima dell’agone elettorale. Si tratta di un insieme variegato di norme che comporterebbero un incremento delle cubature previste dal piano regolatore approvato dall’ex primo cittadino Walter Veltroni: un aumento sensibile, che estenderà la cementificazione dai 65 milioni di metri cubi originariamente previsti a oltre 100 milioni. Le stime di Legambiente sono addirittura più fosche, con una cifra che si aggira sui 120 milioni di metri cubi per un insediamento complessivo di quasi un milione di nuovi abitanti. Da dove e perché dovrebbe esodare questa città per trasferirsi a Roma non è dato sapere, considerando che non vi sono studi che attestino una così estesa necessità di nuove residenze.

Mauro Veronesi, responsabile Territorio e Ambiente Urbano di Legambiente Lazio, ha poi additato quattro emergenze urbanistiche, quattro caselle della scacchiera su cui si gioca la partita del cemento nel nostro Municipio.

I-60 – L’Integrato 60 è un lotto di terreno edificabile ai margini del parco dell’Appia Antica, in un’area di interesse archeologico, nonché uno dei pochi polmoni verdi ancora rimasti nei paraggi.

La scelta di costruire è nata dalla compensazione cui ha proceduto il Comune per “risarcire” il proprietario dei terreni di Tormarancia la cui edificazione era stata bloccata da un agguerrito comitato di quartiere. In cauda venenum, la soluzione è stata di spostare i futuri palazzi di qualche centinaio di metri. Legambiente sottolinea come manchino del tutto le strutture di viabilità pubblica e privata atte a servire un nuovo agglomerato, e chiede che queste opere vengano almeno iniziate, se non è possibile interrompere il processo di edificazione dei nuovi stabili.

Fiera di Roma – Legambiente denuncia un aumento significativo della superficie utile lorda concessa in costruzione: il comune di Roma ha addirittura contabilizzato nelle metrature una porzione di fabbricato costruito abusivamente dalla stessa amministrazione, e che il Campidoglio si è signorilmente autocondonato. Il trasferimento delle cubature ai privati è poi avvenuto a saldo di debiti pregressi dell’amministrazione comunale con il costruttore, secondo una logica per cui l’alienazione di beni pubblici va a coprire le falle aperte da una gestione inefficiente.

Housing sociale – Secondo Legambiente, per l’housing sociale nel municipio le misure adottate sono del tutto insufficienti. Le case popolari che avrebbero dovuto nascere nel quadrato dell’ex Fiera di Roma verranno invece edificate presso quella nuova di Fiera: a Garbatella gli appartamenti in vendita, a Ponte Galeria le case popolari. Inoltre, l’appezzamento di 36 ettari dedicato all’housing sociale si trova piuttosto decentrato, nella tenuta delle Cornacchiole, nei pressi del parco dell’Appia Antica; anche in questo caso, nessuno si è preoccupato di indicare come sarà potenziata la rete di trasporto pubblico che serve quella zona.

Campidoglio 2 – L’idea di trasferire fuori dal centro storico parte degli uffici dell’amministrazione comunale è vecchia di almeno tre giunte. La proposta è stata tuttavia derubricata a un minimo spostamento di alcuni assessorati: pare che il posto di lavoro in centro riservi ai dipendenti comunali qualche piacevole risvolto a noi ignoto, visto che contro il trasferimento la levata di scudi è stata generale e bipartisan. L’esito è che l’area riceverà una bella iniezione di cemento, ma non tutto il Campidoglio sarà liberato per ospitare l’allargamento dei Musei Capitolini.

Non è chiaro come Legambiente tenterà di incrinare il fronte formato da amministrazione pubblica e costruttori, un patto mefistofelico che adombra la storia recente della nostra altrimenti stupenda città. Quando è il comune stesso a vendere i beni pubblici che dovrebbe custodire, è il momento di chiedersi “chi custodirà i custodi”.

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