Spazi Urbani

Pubblicato il 12 dicembre 2013 | da Saba Camilletti

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Tormarancia: parla l’assessore Caudo. Fatti, interessi ed equivoci.

CORE Online ricostruisce la vicenda ventennale del Parco di Tormarancia con un'intervista esclusiva all'assessore Caudo alla Trasformazione Urbana che fa chiarezza su compensazioni, presunto legame parco-cantiere I-60 e conseguenze del sequestro.

La parola all’assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo

-Assessore Caudo, partiamo dall’inizio, cerchiamo di ricostruire la vicenda del parco di Tormarancia.
Il parco di Tormarancia, che come è noto, era edificabile, era composto da 24 differenti aree appartenenti a diversi proprietari. Tutti questi proprietari hanno ottenuto la compensazione, ovvero 24 aree in giro per Roma dove vanno a compensare la cubatura che possedevano a Tormarancia. Hanno quindi istituito un consorzio, Consorzio di Tormarancio, con un presidente, Odorisio, che gestisce tutta l’operazione della realizzazione del Parco. Detto in parole povere il Comune ha detto ‘ti compenso la cubatura, mi dai il terreno, ma in più mi fai le opere sul Parco’. E questa è una differenza rispetto agli altri casi di compensazione di Roma, dove il Comune ha unicamente acquisito il terreno. È un caso particolare poiché loro devono anche attrezzare il parco, e finanziare il progetto.

-Quindi questi proprietari sono vincolati a realizzare il Parco prima degli interventi di compensazione?
No. Il Comune ha ottenuto l’area e l’attrezzaggio del Parco è poiché nel Parco vi erano 24 aree, alcune più grandi alcune più piccole, di diversi proprietari, per ciascuna di queste aree è stata fatta una delibera che attiva la corrispondente compensazione. Ognuna di queste delibere è una convenzione edilizia. La convenzione edilizia dice che io costruttore posso fare ‘Casal Monastero’, o ‘Tor San Giovanni’ o ‘E1 Paglian Casale’, aggiungendo la mia cubatura di compensazione a quella già prevista in quell’area dal Piano Regolatore, purché prima abbia versato gli oneri necessari all’attrezzaggio del Parco. Quindi le 24 convenzioni edilizie riportano tutte la dicitura che l’attività edilizia è subordinata alla realizzazione del parco di Tormarancia, ad opera del Consorzio di Tormarancio. Ma in che modo è subordinata? Visto che la cosa era così complessa il Comune ha studiato un meccanismo per cui ognuna di queste 24 aree di sviluppo edilizio firma con il Consorzio un accordo attraverso il quale versa direttamente gli oneri di urbanizzazione che sono a carico di quell’area X relativamente al parco di Tormarancia. Dopodiché ogni costruttore è svincolato e può procedere all’edificazione compensata come e quando vuole. Ovviamente questi oneri sono calcolati sulla base di quanto grande era l’area che si aveva a Tormarancia e della cubatura che si è traslata altrove. Con questi soldi il Consorzio di Tormarancio sta procedendo all’attrezzaggio del parco. Quindi questi soldi si sono trasformati in una sorta di cassa unica così il parco ha una sua gestione unitaria, può procedere senza aspettare per esempio che la compensazione n°18 venga terminata, eccetera.
Il caso dell’ex I-60, oggi ‘Grottaperfetta’, è l’unico intervento tra i 24 che casualmente ricade proprio di fronte al Parco. In questo caso la cubatura dell’intervento edilizio ‘Grottaperfetta’ è la sommatoria della cubatura che il Piano Regolatore aveva già previsto per quell’area (I-60 appunto) più la cubatura che vi viene aggiunta a seguito della compensazione di una delle 24 aree di Tormarancia.

-Però, se l’I-60 era stato pensato dal PRG per una certa cubatura, e non per il doppio o il triplo e via dicendo, un motivo ci sarà…
Si, ma questo vale per tutte e 24 le zone. Tutte e 24 queste compensazioni quando vengono spalmate da qualche parte stravolgono la previsione iniziale del PRG. E questo lo dice sempre il Piano Regolatore Generale, non lo dico io, ed anzi, a suo tempo dissi che era sbagliato. Il meccanismo è questo, quando una cubatura attraverso la compensazione si sposta in un’altra parte della città edificabile qui ci sarà un altro proprietario che a sua volta ha una cubatura su quell’area, che chiaramente non gli si può togliere, e dunque si sommano. Ecco perché l’I-60 ha subito un incremento diventando, seguito di questa sommatoria il nuovo intervento ‘Grottaperfetta’.

-Bene assessore, alla luce dell’esistenza del Consorzio lei sostiene che sia completamente casuale che i due cantieri, quello del parco e quello dell’I-60, anzi ‘Grottaperfetta’, siano partiti contemporaneamente nel corso di questa estate?
Ma certo. È assolutamente casuale. E infatti l’equivoco nasce da quello. Perché come abbiamo illustrato nelle varie presentazioni il progetto del parco prevede sei A.F.A., (ambito funzionali attuazione, ndr) e si doveva iniziare l’attrezzaggio dai primi tre. Ora l’A.F.A 1 (quello su via Sartorio) è bloccato per via di una cabina dell’Acea e quindi hanno cominciato dall’A.F.A 2 (viale Londra) e dall’A.F.A 3 (via di Grottaperfetta appunto, di fronte il cantiere ex I-60). Quindi è del tutto causale perché è coinciso il fatto che i lavori, diciamo la gara d’appalto, per le opere di urbanizzazione su Grottaperfetta ex I-60 è partita a febbraio -marzo, si è conclusa a luglio, e a settembre-ottobre hanno cominciato a fare i lavori di urbanizzazione di Grottaperfetta. Ed è del tutto casuale che l’A.F.A. 3, visto che l’A.F.A. 1 non si poteva fare, è partito ad aprile di quest’anno ed i lavori si sono cominciati a vedere sopratutto durante l’estate.

-Secondo la sua opinione la Conferenza dei Servizi che ha dato avvio al progetto del parco ed alla realizzazione dei primi cantieri A.F.A 2 e 3 è perfettamente legittima e regolare?
È perfettamente legittima e regolare nella misura in cui questo progetto del parco ha avuto tutti i permessi dell’autorità del parco, della Regione per il vincolo di carattere paesaggistico, ha avuto addirittura una deroga del precedente Presidente della Regione Lazio, Polverini. Cioè noi come ufficio -non adesso però, non sono cose che ho fatto io ma la precedente amministrazione l’anno scorso- hanno rilasciato il permesso a costruire delle tre A.F.A. a fronte di tutte le autorizzazioni e i permessi che sono state date. Ci ha messo tre anni questo cantiere per avere tutte le autorizzazioni.

-Come è possibile allora che il cantiere venga sequestrato?
Allora ci sono due livelli che si sommano. Uno: effettivamente sono stati fatti dei lavori, man mano che procedeva il cantiere, che hanno intaccato le strutture arboree, per cui ci sono delle radici che sono state divelte, c’è una potatura che pare non sia stata fatta a dovere per cui mi risulta hanno avuto 1.000 euro di multa, cioè c’è stata effettivamente una conduzione del cantiere, come succede in ogni cantiere, che ha riscontrato dei difetti, ma nulla che potesse giustificare il sequestro. Il sequestro nasce invece dall’equivoco da cui siamo partiti: si pensa che quei lavori siano le opere di urbanizzazione della lottizzazione di Grottaperfetta. Per questo, sperando che il blocco del cantiere parco di fatto rallenti la costruzione dell’ex I-60, si è fatta pressione per ottenere la denuncia del Corpo Forestale dello Stato, prendendo ad appiglio questi difetti. Nulla di più sbagliato. L’esito di questa situazione è che noi adesso abbiamo il parco bloccato e sequestrato, invece l’ufficio rilascerà i permessi a costruire di Grottaperfetta. Loro sono in regola, avendo già pagato gli oneri al Consorzio di Tormarancio ed avendo fatto le gare per le opere di urbanizzazione primaria, anzi, siccome le convenzioni di cui abbiamo parlato prima prevedono che una volta fatta la gara e iniziato i lavori i permessi a costruire devono essere rilasciati, se l’ufficio pertinente non lo fa verrà anche denunciato.

-Chiarito questo equivoco, cosa possono fare dei cittadini che legittimamente ritengono che veder nascere un ecomostro come quello di Grottaperfetta sul proprio territorio sia del tutto insostenibile?
Nulla purtroppo, o meglio: dal punto di vista della lottizzazione Grottaperfetta, ex I-60, non c’è nessun motivo per cui venga sospesa, non c’è nessun appiglio. E sono tutte cose già passate dalla vecchia amministrazione. Se l’amministrazione di oggi decide di cancellare quella cosa, ammesso che l’amministrazione lo voglia fare, è semplice: fa una variante generale e mette parco pubblico al posto di Grottaperfetta. L’assemblea Consiliare deve decidere questa cosa e si deve fare due conti: risarcimento all’impresa cioè ai proprietari lottizzanti, del valore o della cubatura, poi i proprietari faranno causa dicendo che hanno già fatto dei lavori, quindi risarcimento, poi ti dicono che ci sono dei danni per il tempo perso relativo alla progettazione, poi…

-Si ma l’intervento Grottaperfetta ex I-60 è o non è insostenibile per il quartiere?
Dal punto di vista di tutte le procedure e del PRG quella previsione è del tutto legittima e quindi la sostenibilità è stata già dichiarata non così decisiva. Se la mettiamo su mi piace, non mi piace, ovviamente non mi piace. Ma non ci sono strumenti dal punto di vista delle regole, delle norme, delle procedure che possiamo attivare, per fermare quell’operazione. Se ce ne fosse anche una, la più piccola, fin dal primo giorno che sono stato qua, avrei fatto qualcosa.

-L’assessore all’urbanistica del Municipio VIII, Miglio ha dichiarato che il sequestro era prevedibile e che le ha più volte chiesto di istituire una commissione di vigilanza sul cantiere del parco.
Noi siamo l’assessorato all’urbanistica, non ci occupiamo di alberature. Noi ci occupiamo di fare la commissione di vigilanza per decidere se il lavoro è andato bene, se l’appalto è stato fatto, se le convenzioni sono state rispettate…cioè la commissione di vigilanza è una commissione che guarda alle procedure, non alle opere, non abbiamo la responsabilità del verde. Ma anche qui il problema non è che hanno bloccato il cantiere perché ci sono delle radici tagliate, ma perché si pensa che bloccando l’A.F.A 3 si blocca Grottaperfetta. Allora bisognerebbe tutti contribuire a fare chiarezza su questo. Il mio interesse è l’interesse pubblico. Questo sequestro per me è un dolore enorme, perché per dirla in maniera diretta, mi devo beccare le 24 compensazioni in giro per Roma, Grottaperfetta compresa e l’unica cosa che di quelle 24 compensazioni c’era di buono è stata bloccata.

-La sua opinione sul progetto del parco è che sia un buon progetto?
Ma se noi tornassimo indietro e facessimo un progetto 100% naturalistico a questi (costruttori del Consorzio Tormarancio, nrd) gli facciamo solo che un favore. Il progetto del parco, l’aiuola, il parcheggino, ti assicuro è l’ultimo dei problemi in questo momento. Il mio problema è dare questi 196 ettari il prima possibile alla città. Noi abbiamo distrutto 24 aree in giro per Roma, scelte fatte in passato, ed oggi l’unica cosa buona che possiamo fare tutti insieme, l’assessore, i comitati, il municipio, se abbiamo le idee precise e chiare, l’unica cosa che possiamo fare è aprire il parco alla cittadinanza.

-Quindi il Comitato Stop I-60 si potrebbe sciogliere domani mattina?
Il Comitato Stop I-60 è un comitato degno di tutti i miei rispetti e di persone che hanno tutte le ragioni, ma ripeto, una volta dati i permessi a costruire, non ci sono strumenti per bloccare l’edificazione.

-Negli altri paesi del mondo, diciamo in Europa, che si fa quando l’interesse pubblico contrasta così tanto l’interesse privato?
Negli altri paesi del mondo per avere un parco come questo non si moltiplicano per 24 le situazioni diciamo ingestibili come Grottaperfetta. Negli altri paesi del mondo si mette un quid di tassa ciascuno e si compra il parco. Non si paga con milioni di metri cubi sparsi in giro per Roma. Quindi non è il problema dell’ex I-60 è il problema di tutti e 24. Anzi, adesso faccio il cattivo, l’ex I-60 è l’unico quartiere che avrà l’affaccio sul parco. Tutti gli altri 23 che hanno ricevuto la cubatura sono molto più disastrati. Questo è il casino delle compensazioni, parliamo di circa 6 milioni e 400.000 metri cubi già compensati in tutta Roma. Sarebbe a dire che metti caso il Comune di Roma volesse tornare indietro, dovrebbe pagare, quanto è un metro cubo? 500 euro? Bisogna moltiplicare per sei milioni…Ecco, praticamente il bilancio del Comune di Roma dovrebbe servire interamente a risarcire le compensazioni bloccate, più i danni, insomma, cifre incalcolabili. Per dire che ormai il danno delle compensazioni è irreparabile.

-Ma allora cos’è che si può fare, che cosa si può cambiare?
Quello che si può cambiare è gestire quello che ne resta di questa manovra, ovvero circa tre milioni e mezzo di cubature che ancora non sono state compensate. Ovviamente non stiamo più parlando solo del parco di Tormarancia, di cui sono rimasti 220.000 mc, ma di tutta la città. Possiamo cercare di posizionarle in situazioni più decenti, quello lo vogliamo e lo possiamo fare. Dobbiamo fare in modo di governare questo processo per fare ricadere queste compensazioni in alcune aree più infrastrutturate, dove ci sono un minimo di servizi, dove ci sono le strade, la ferrovia, insomma tutto quello che manca a Grottaperfetta. Purtroppo questo è tutto ciò che possiamo fare perché le compensazioni sono previste dal PRG. Quando nel 2007 qualcuno, come me, scriveva, e Veltroni aveva il 70% di consenso, che il Piano stava facendo fesserie, gli altri erano tutti accomodanti. Bisognava farla allora la battaglia, quando aveva senso dire ‘guardate che state andando a fare un casino, state distruggendo, etc’. Ma dei 110 personaggi che hanno fatto il PRG nessuno ha detto nulla, poi oggi me li ritrovo anche qui al tavolo che si lamentano. Ma sono stati loro che hanno firmato quegli atti, non io. Io ero contro. Solo che una volta che l’Assemblea Consiliare approva quel piano in quel modo, è inutile che ci prendiamo in giro. Quei diritti sono diventati diritti. Prima non lo erano, prima era contestabile che fosse un diritto costruire o venire compensato, ora non lo è più. Oggi quando uno ti presenta la richiesta di permesso a costruire e tu entro 60 giorni non gli dai la risposta, se quello da PRG ha l’area edificabile, ti cita per danni. Allora di che stiamo parlando? Dobbiamo governare bene le cose. Può essere che su Grottaperfetta, se la sappiamo gestire, portiamo a casa qualcosa. In termini di servizi, di verde insomma ci sono delle situazioni che ancora si possono gestire. Ma tutto questo capisco che non interessi ai cittadini, perché il problema è non fare niente. Ma tanto lì, tranne che ci tassiamo tutti quanti e diamo due tre miliardi di euro cash a quelli che hanno tutti i titoli in regola per costruire, non c’è proprio nulla da fare.

Dal progetto di recupero e valorizzazione al recente sequestro del cantiere

Lo scorso 31 luglio in una conferenza all’Urban Center del municipio VIII veniva presentato alla cittadinanza il progetto finalmente approvato per l’attrezzaggio e l’apertura al pubblico del Parco di Tormarancia, 200 ettari di verde, parco agricolo, parco archeologico e giardini attrezzati.

In quella data e nei successivi incontri pubblici tra settembre e ottobre 2013, il presidente del Municipio VIII Andrea Catarci, e i nuovi assessori della giunta Marino all’Ambiente e alla Trasformazione Urbana, rispettivamente Estella Marino e Giovanni Caudo, consegnavano ai cittadini di tutta Roma, Tormarancia quale risultato tangibile di oltre un decennio di battaglie ambientaliste e compromessi politici.

Il progetto definitivo di ‘recupero e valorizzazione’ è il frutto di più revisioni guidate dall’Ente Parco Appia Antica, il quale ha presieduto il progetto sulla base dell’ordine del giorno n. 73/02 approvato all’unanimità dalla Giunta della Regione Lazio nel quale si evidenziava che, ai fini della compensazione edificatoria del comprensorio E1 Tormarancia, le aree in cessione al Comune ‘dovranno essere attrezzate per l’uso pubblico previsto secondo un piano di utilizzo predisposto dall’Ente Parco dell’Appia Antica, da concordare con la Sovrintendenza (per quanto attiene alle competenze previste dal vincolo), gli Enti Locali e i Comitati e le associazioni rappresentative dei cittadini e del territorio’.
E, ci tiene a precisare Francesca Mazzà, responsabile delle comunicazione dell’Ente Parco, ‘già in data 11 dicembre 2007 era stata convocata la prima Conferenza dei Servizi tra Comune, le Soprintendenze, la Regione Lazio e l’Ente Parco, nella quale fu presentato un progetto preliminare. Ma l’Ente Parco aveva ritenuto necessario dare delle linee di indirizzo sull’utilizzo di Tormarancia per la riformulazione del progetto, da cui si è arrivati nel 2009 al nuovo progetto preliminare, approvato in Conferenza dei Servizi da tutti gli enti tutori dei vincoli, ed in primis dalla Soprintendenza Archeologica, nel quale grazie al lavoro degli uffici del parco e dei progettisti è stato completamente rivisto l’attrezzaggio e il dimensionamento delle aree ad elevata fruizione (AFA 1-2-3), che risulta di molti ettari inferiore rispetto al precedente progetto, con l’eliminazione anche di alcuni posteggi e degli impianti sportivi. Inoltre non è stata consentita alcuna nuova edificazione, bensì è stato inserito il recupero degli edifici e dei casali storici esistenti, funzionali alla gestione agricola e ai servizi del parco. ‘

Il progetto definitivo, a onor del vero, come è consultabile sul sito del Comune di Roma e come è stato raccontato in sede degli incontri al pubblico, sembra vicinissimo a consegnare agli abitanti di Roma un vero e proprio polmone verde, completo di percorsi ciclopedonali, passeggiate archeologiche e casali agricoli e non sembra avere nulla a che fare con gli allarmi lanciati da molti quotidiani che denunciano scempi, cementificazioni e parcheggi al posto di piste ciclabili.
Eppure lo scorso 23 ottobre il cantiere di 26 ettari relativo alla realizzazione del primo intervento di riqualificazione A.F.A 3 è stato sequestrato dal Corpo Forestale dello Stato, che ha posto i sigilli, denunciando contestualmente cinque persone, il committente delle opere, il progettista, il direttore dei lavori, l’esecutore materiale degli interventi e il responsabile unico del procedimento. Da allora i lavori sono sospesi e il cantiere, con materiali, automezzi e terreno smosso, è rimasto così abbandonato alle intemperie.

Tormarancia: storia di parco mai aperto al pubblico

La vicenda del Parco di Tormarancia è un pezzo della storia politica di Roma. Ma è comunque fatta di tappe e atti normativi che si sono succeduti lasciando ciascuno la propria traccia. Abbiamo ricostruito per i nostri lettori i punti salienti che hanno portato all’inizio dei lavori attualmente sotto inchiesta.

L’area della tenuta di Tormarancia estesa per 200 ettari, rientra in un primo momento nel perimetro del parco regionale dell’Appia Antica (già istituito nel 1988) attraverso l’art. 42 della L.R. 29/1997, quando vengono inseriti i primi 100 ettari del comprensorio. Fino a questo primo annesso l’area di Tormarancia per intero era destinata ad edilizia residenziale dal vigente PRG (così come lo era, in maniera del tutto svincolata, l’ambito di intervento edilizio I-60 (oggi Grottaperfetta), con circa 220.000mc, gia’ previsti dal PRG del 1962 e riconfermati dal Piano Regolatore del 2008 nell’ambito dell’intervento E1 Tormarancia; il relativo progetto prevede l’edificazione di 9 edifici da 8 piani, 8 edifici da 7 piani (tra i quali 2 alberghi) e 5 da 6 piani e un Centro Commerciale, ndr).

A seguito dell’approvazione della cosiddetta “Variante delle Certezze” da parte del Consiglio Comunale di Roma, avvenuta nel maggio 1997 si introduce lo strumento urbanistico delle “compensazioni”, ovvero viene istituita la possibilità, (divenuta pertanto e purtroppo un diritto) che qualora per motivazioni di interesse pubblico siano modificate le certezze edificatorie preesistenti e venga garantita all’Amministrazione Comunale la rapida disponibilità di un’area vincolata insieme con il diritto edificatorio afferente alla stessa, si debba procedere al trasferimento su una nuova area di detto diritto edificatorio, avente valore immobiliare corrispondente a quello dell’area vincolata (e quindi corrispondente ad un eventuale aumento delle cubature a seguito della traslazione delle stesse si un’area di meno valore, ndr) con la contestuale cessione al Comune di quest’ultima. Le aree di pregio vengono quindi cedute al Patrimonio comunale e destinate a zona verde pubblico/agricola, ma solo previa compensazione.

Art. 42 L.R. n.29/1997 (Ampliamento del parco regionale dell’Appia Antica)

  1. Il parco regionale dell’Appia Antica, istituito e disciplinato con l.r. 66/1988, come modificata dalla legge regionale 6 settembre 1994, n. 37 e da ultimo dalla presente legge, è ampliato secondo la perimetrazione di cui all’allegato D.
  2. In attesa dell’approvazione del piano del parco, limitatamente al territorio oggetto dell’ampliamento del perimetro indicato al comma 1 ed in deroga a quanto previsto dall’articolo 16, comma 1, lettera a) e dall’articolo 18, comma 1 bis della l.r. 66/1988, come modificata dalla l.r. 37/1994:
    a) è consentita la realizzazione di interventi strettamente connessi alla fruibilità del parco nella zona classificata A ai sensi dell’articolo 7, comma 4, lettera a), numero 1);
    b) si prescinde dal decreto di cui all’articolo 18, comma 1-bis della l.r. 66/1988 per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria in rete interrata e di verde attrezzato funzionali alle aree esterne al parco ove è consentita l’edificazione, previste dai piani attuativi pubblici o privati del vigente piano regolatore del comune di Roma.

Successivamente a conclusione di un lungo e sentito dibattito politico, scientifico e culturale, il Ministero dei Beni Culturali ha apposto, con D.M. del 16 ottobre 1998, un vincolo di tutela paesaggistica e ambientale ex art. 1 lettera m) Legge 431/85 su detto comprensorio, al fine di tutelare i valori storici e ambientali che si esprimono in tutta la tenuta storica di Tormarancia. Grazie al nuovo vincolo, nel 2002 ( L.R. Lazio n°14 del 31 maggio 2002) la Regione Lazio provvede ancora all’ampliamento della perimetrazione del Parco Regionale dell’Appia Antica con l’annessione di tutta la tenuta di Tormarancia, per un’estensione di circa 200 ettari, congiungendo in un unicum l’area catacombale di S. Sebastiano e la tenuta della Farnesiana.

Art. 1 L.R. 14/2002 (Ampliamento della perimetrazione del parco regionale dell’Appia Antica)

  1. La perimetrazione del parco regionale dell’Appia Antica, istituito con la legge regionale 10 novembre 1988, n. 66 (2), come modificata dalla legge regionale 6 settembre 1994, n.37 e dell’articolo 42 della legge regionale 6 ottobre 1997, n.29, è ampliata secondo la planimetria in scala 1:10.000 e relativa relazione descrittiva contenute rispettivamente negli allegati A e B che sono parte integrante della presente legge.
  2. Il territorio oggetto dell’ampliamento del perimetro di cui al comma 1 viene utilizzato come parco pubblico Tor Marancia. A tal fine il comune di Roma acquisisce il suddetto territorio e lo cede in gestione all’ente regionale di diritto pubblico “Parco regionale dell’Appia Antica”.

Contestualmente alla L.R. 14/ 2002, la Giunta della Regione Lazio approva all’unanimità un ordine del giorno (n. 73/02) nel quale si evidenzia che, ai fini della compensazione edificatoria del comprensorio E1 Tormarancia, le aree in cessione al Comune dovranno essere attrezzate per l’uso pubblico previsto ‘secondo un piano di utilizzo predisposto dall’Ente Parco dell’Appia Antica, da concordare con la Sovrintendenza (per quanto attiene alle competenze previste dal vincolo), gli Enti Locali e i Comitati e le associazioni rappresentative dei cittadini e del territorio’.

Il Comune di Roma, con deliberazione n.53 del 28 marzo 2003, ha approvato l’atto di indirizzo del Consiglio Comunale nel quale si dà mandato al Sindaco di predisporre gli atti necessari a garantire l’acquisizione al patrimonio comunale dei terreni ricompresi nel perimetro del parco attraverso il meccanismo delle compensazioni già previsto nella Variante delle Certezze e ai fini della sottoscrizione degli Accordi di Programma, ex art. 34 del D.LGS. n. 267/2000;

Di seguito il dettaglio delle compensazioni di Tormarancia approvate nel 2003:

Programma urbanistico per la compensazione
(ambiti di intervento)
Territorio di competenza
Municipio
Volumetria residenziale
metri cubi
Volumetria non residenziale
metri cubi
Volumetria totalemetri cubi
Cinquina – Bufalotta Roma IV 99.522 0 99.522
Fontana Candida Roma VIII 167.238 33.446 200.684
Grotta Perfetta Roma XI 280.000 120.000 400.000
Colle delle Gensole Roma XII 188.984 37.796 226.780
Divino Amore Roma XII 119.155 23.830 142.985
Prato Smeraldo Roma XII 255.822 85.274 341.096
Pontina Roma XII 70.000 0 70.000
Torrino Sud Roma XII 31.332 0 31.332
Magliana G.R.A. Roma XV 194.998 455.002 650.000
Muratella Roma XV 247.260 457.260 714.520
Massimina Roma XVI 252.592 360.186 612.778
Tenuta Rubbia Roma XVI 162.000 18.000 180.000
Aurelia Km 13 Roma XVIII 211.028 37.440 248.477
Prima Porta Roma XX 80.000 20.000 100.000
Olgiata Roma XX 120.000 0 120.000
Totale 2.479.931 1.658.243 4.138.174

L’Ente Parco nel 2002 ha adottato il Piano del Parco, in conformità della L.R. 24/1998, ai sensi della Legge 394/91 e della Legge Regionale 29/1997, e nel marzo 2003, dopo la prevista pubblicazione, lo ha trasmesso per gli adempimenti approvativi alla Regione Lazio. La zonizzazione del Piano del Parco Regionale dell’Appia Antica ha individuato nella tenuta di Tormarancia le aree da sottoporre al massimo livello di tutela (riserva generale e controllata), sia per la loro rilevanza documentata dal punto di vista storico e archeologico, sia perché detto territorio presenta valori naturalistici eccezionali ed essenziali per la funzionalità della Rete Ecologica Romana.

Su tutto il comprensorio non è prevista alcuna edificazione e la zonizzazione non fa rientrare questo territorio tra le zone di promozione economica e sociale, anche se, proprio per salvaguardare i biotopi più delicati all’interno della tenuta, e per perseguire le finalità di verde pubblico attrezzato sancito nella legge citata, alcune aree di margine di Tormarancia (come l’area lungo via Grotta Perfetta, ndr), sono destinate ad essere attrezzate a verde pubblico, con ingressi e servizi all’utenza, con funzione di filtro e di scarico della pressione turistica verso l’interno dell’area naturale protetta.

Art. 18, comma 2) Norme di Attuazione Piano

2. Le aree che il presente piano individua come aree ad elevata fruizione,
previa intesa con i Comuni interessati ed in ragione alla loro natura e
finalità, concorrono ad integrare il fabbisogno di standard previsto dai
piani comunali. Alla loro attuazione si procederà, in forza di dette intese,
attraverso piani pubblici a cura del comune interessato e del Parco.

L’Amministrazione Comunale di Roma, Dipartimento VI, in data 11 dicembre 2007 ha convocato la prima Conferenza dei Servizi tra Comune, le Sovrintendenze, la Regione Lazio e l’Ente Parco nella quale ha presentato un progetto preliminare per l’utilizzo futuro della tenuta. Dall’esame del progetto l’ente ha ritenuto necessario dare delle linee di indirizzo sull’utilizzo di Tormarancia per la riformulazione del progetto che il Consiglio Direttivo, dopo una consultazione partecipata con le associazioni ambientaliste che hanno a loro volta espresso le proprie osservazioni, ha inserito nella DCD n.2 del 14 gennaio 2008, dando mandato al Direttore del Parco di rappresentare in sede di Conferenza dei Servizi la necessità di rivisitazione del progetto preliminare secondo l’atto di indirizzo trasmesso a tutte le istituzioni competenti.

In un memo diffuso per la stampa, L’Ente Parco Appia Antica specifica che ‘Da qui si è arrivati nel 2009 al nuovo progetto preliminare, assentito in Conferenza dei Servizi da tutti gli enti tutori dei vincoli, e in primis dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, nel quale è stato completamente rivisto l’attrezzaggio e il dimensionamento delle aree ad elevata fruizione (AFA 1-2-3), che risulta di molti ettari inferiore rispetto al precedente progetto e non è stata consentita alcuna nuova edificazione, bensì è stato inserito anche il recupero degli edifici e dei casali storici esistenti, funzionali alla gestione agricola e ai servizi del parco. Nel 2010 si apre la Conferenza dei Servizi sul progetto definitivo delle AFA 1-2-3, seguono le approvazioni e le prescrizioni dei vari enti e il procedimento si conclude con la pubblicazione sul BURL del Decreto di Deroga del Presidente della Regione Lazio il 7 giugno 2012. Segue l’elaborazione dell’esecutivo (che non è sottoposto per norma ad ulteriori autorizzazioni da parte degli enti tutori dei vincoli), l’appalto delle opere e l’inizio dei lavori da parte della Ditta esecutrice. In fase di esecuzione dei lavori, a luglio 2013, sono state rilevate dall’ente parco criticità sugli interventi di scavo a ridosso delle ceppaie di pino in prossimità di Via Vittore Carpaccio prontamente e formalmente rappresentate alla Direzione Lavori.

Da qui la storia recente dell’intervento del Corpo Forestale dello Stato che ha provveduto di conseguenza segnalare il fatto all’Autorità Giudiziaria.

Tormarancia: le opinioni sul sequestro di comitati e municipio

Oltre ai giornali, a complicare la valutazione di quale sia il reale interesse pubblico in gioco ci sono le dichiarazioni dei comitati cittadini, che allineati sulla salvaguardia ambientale, esprimono pareri del tutto discordanti in merito all’interpretazione del sequestro.
Se da un il lato il Comitato Stop I-60 pubblica un comunicato che inneggia alla vittoria dei cittadini dichiarando ‘bloccato uno scempio di immani proporzioni, nel silenzio di molti ambientalisti di facciata’ e dichiara ‘soddisfatto e fermo il commento dei cittadini riuniti nel Coordinamento territoriale Stop I-60, dopo il blocco del cantiere con cui si voleva trasformare la tenuta di Tor Marancia in un nuovo luna-park, con punti di ristoro e parcheggio annesso’ di tutt’altro avviso sembra essere il Coordinamento Romano per l’Accesso alla Terra, che sempre in comunicato pubblico esprime invece preoccupazione per il recente sequestro, spiegando ‘per quanto tempo ancora sarà negata la fruibilità ai cittadini della Tenuta di Tormarancia? Il sequestro è un atto della magistratura su segnalazione della Forestale che di fatto contesta la logica della gestione e della fruizione pubblica dei parchi. La realizzazione dei lavori nella Tenuta di Tormarancia secondo le indicazioni di Regione, Comune e Sovrintendenza, consentirà la corretta gestione agricola e la fruizione pubblica dell’area come richiesto dalle migliaia di cittadini che negli ultimi vent’anni hanno fatto appello al Comune di Roma per finalizzare le previsioni di servizi alla città contenute nel nuovo Piano Regolatore, inoltre la Tenuta di Tormarancia è una delle principali e più estese aree di paesaggio agricolo urbano dell’Agro Romano utile alla produttività di filiera corta, e su di essa c’è la massima attenzione dell’opinione pubblica. Per questo ci auguriamo che si arrivi presto a una soluzione in grado di consentire ai giovani e nuovi agricoltori romani l’accesso alle terre pubbliche e migliorare la qualità della vita dei cittadini”, conclude il Coordinamento Romano per l’Accesso alla Terra.
A questa preoccupazione si associa il Municipio VIII, che però punta il dito in maniera esplicita, con un comunicato in cui dichiara che ‘Il Municipio è profondamente indignato di questa situazione dovuta ad un’imbarazzante inerzia e superficialità degli Assessorati capitolini, che hanno snobbato le nostre reiterate richieste di istituire la Commissione di vigilanza, con il risultato di far aprire l’inchiesta e con il rischio di vanificare gli sforzi che hanno portato all’avvio dei lavori dopo una lunghissima attesa. Ma ci vuole tanto a capire che un’area di assoluto pregio e piena di vincoli come la Tenuta di Tormarancia non può essere affidata alle ditte esecutrici senza le indispensabili e costanti indicazioni dell’Amministrazione? Per di più si tratta di una misura che era stata già annunciata da un dirigente della Guardia forestale dello Stato nel corso di un incontro pubblico a cui era presente anche l’Assessore Caudo. Possibile che non si sia capito e non si sia fatto nulla per evitare il sequestro?
Andrea Catarci, presidente del Municipio ha indetto una conferenza stampa lo scorso 25 novembre all’indomani del sequestro, per spiegare alla cittadinanza l’accaduto e ribadire queste preoccupazioni. ‘E’ necessario uscire immediatamente dalla critica empasse di oggi, senza mai dimenticare che la realizzazione di quel Parco è irrinunciabile, prevedendo l’area verde più grande di Roma per cui si sta pagando un prezzo altissimo, con le compensazioni sparse per la città e nel Municipio con la prevista edificazione dell’ I60. Si deve riprendere al più presto il lavoro sulla base del progetto, che è stato visionato e approvato da tutte le Istituzioni coinvolte, da Roma Capitale alla Soprintendenza archeologica e all’Ente Parco. Se non c’è nulla resta la necessità di una gestione più trasparente ed efficace. Se invece si stanno commettendo davvero dei reati ambientali si proceda al ripristino dello stato dei luoghi. In ogni caso si istituisca subito la Commissione di vigilanza per evitare il ripetersi di circostanze similari e si preveda in essa, come richiesto più volte, la partecipazione del Municipio.’.

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Scrivo su Core dal primo numero, febbraio 2009, seguendo i temi a me più cari: ambiente, sostenibilità, percorsi dal basso. Sono laureata in Architettura con una tesi in politiche urbane sulla co-gestione degli spazi pubblici ed ho un master in 'Design della Smart Cities'. Mi occupo di design di arredi con materiali naturali, co-design e design di servizi sostenibili. Alla ricerca di uno stile di vita più sano, insieme con la mia famiglia abbiamo avviato Biozen, un'azienda biologica dove, oltre a coltivare, si sperimentano attività e pratiche di architettura naturale. Da grande, tra le altre cose, vorrei fare l'architetto per bambini. Sono convinta che aiutarli ad organizzare con rispetto ed attenzione il proprio mondo fin da piccoli sia un ottimo modo per renderli adulti felici. E ne abbiamo bisogno.



  • Mi sembra molto strano che i lavori di attrezzaggio non siano in qualche modo collegati all’edificazione dell’I 60 come tempistica.
    A luglio hanno iniziato in fretta e furia i lavori su Viale Londra (una delle “porte” del Parco, iniziando tra l’altro dalla messa a dimora degli alberi che inevitabilmente, essendo a luglio, per un buon 50% si sono seccati….

  • Simonetta

    Trovo semplicemente assurdo protestare e associarsi contro….un parco!
    Demenziale davvero!
    Spero si faccia piena luce al più presto possibile ed i lavori di sistemazione della zona verde riprendano a vantaggio dell’intera zona di Grottaperfetta!

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