Ristretti Orizzonti è un progetto nato a Padova nel 1998 grazie all’attività di Ornella Favero (oggi Direttrice storica del giornale). La rivista è un bimestrale a 48 pagine con una tiratura media di due mila copie.

E’ edita dall’associazione di volontariato “Granello di Senape” che si occupa prevalentemente di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle tematiche della pena e del carcere e di promozione di progetti finalizzati all’inserimento dei condannati nel mondo del lavoro.

Ristretti Orizzonti: quali sono le finalità?

La rivista, attiva ormai da quasi 21 anni, ha lo scopo principale di fornire uno spaccato sulla vita carceraria e sui problemi che i detenuti devono affrontare quotidianamente, come il diritto alla salute, il diritto alla formazione, nonchè tematiche attinenti al reinserimento nel mondo del lavoro.

Spesso la rivista ospita anche testimonianze in prima persona dei detenuti, che esprimono liberamente i pensieri ed i sentimenti provati durante il periodo di detenzione.

Una particolarità propria di “Ristretti Orizzonti” è data dal fatto che, a differenza di quanto avviene nella maggior parte degli altri giornali carcerari italiani, la direzione dell’Istituto non coincide con quella della rivista.

In questo senso, la direttrice Favero ha spiegato che, a suo avviso, nemmeno gli educatori dovrebbero entrare nelle redazioni perchè le redazioni dei giornali devono essere qualcosa di staccato dai vari operatori del carcere.

Ristretti Orizzonti: uno “spaccato” sulla vita “parallela” dei detenuti

Per la maggior parte delle persone la rivista rappresenta una finestra su un mondo sconosciuto ed -appunto per questo- il progetto editoriale riveste una importanza fondamentale.

Questo perchè, una volta emessa la sentenza, il reo viene tradotto in carcere, viene isolato dalla società, ed inizia una sorta di vita “parallela”, limitata in ogni sua forma e della quale, spesso, nessuno conosce i particolari.

A tal proposito, va specificato che, in base al rapporto sulle carceri italiane stilato nel 2018 le condizioni di vita dei detenuti nei nostri penitenziari sono durissime.

Una delle piaghe più gravi presenti nel sistema carcerario è indubbiamente il sovraffollamento.

Si stima che nel 69,4 % degli istituti non vengano garantiti nemmeno i 6 metri quadrati di spazio vitale che il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura ha definito come standard minimo per i detenuti.

Ancora, nell’8,1 % delle strutture il riscaldamento in cella non è funzionante e nel 43 % delle celle manca l’acqua calda. Nel 58,1 % dei casi le celle non dispongono di docce e in 4 istituti (il 4,7 %), il wc è installato all’interno della cella.

Questa è la situazione, e da qui è possibile comprendere in toto il nome scelto dalla rivista.

“Ristretti Orizzonti”, questo perchè la pena provoca una restrizione della libertà personale, una limitazione a quello che è il diritto del singolo di poter circolare liberamente, diritto che viene ristretto, compresso.

E lo scopo principale della rivista è per l’appunto, quello di riuscire ad ampliare gli orizzonti sia dei detenuti, grazie alla scrittura, ma anche di coloro che vivono al di fuori del carcere, tramite la lettura.

In questo contesto, appare opportuno ripensare brevemente a quelle che, secondo i principi del nostro ordinamento, sono le funzioni proprie della pena, considerazioni queste, che aiuteranno a comprendere appieno il significato dell’attività di Ornella Favero e della redazione del giornale.

Il nostro ordinamento attribuisce alla pena una funzione di ri-edeucazione del condannato.

Questo significa che lo scopo principale e fondamentale del periodo di restrizione della libertà dovrebbe essere quello di consentire al condannato di “correggere” il proprio comportamento, con l’obiettivo di un effettivo reinserimento nel contesto sociale.

Sotto questo aspetto la pena può essere considerata come una sorta di opportunità che l’ordinamento concede al reo, una opportunità di adeguamento alle norme sociali.

Vita da detenuti: quali sono le difficoltà?

Il problema principale della questione è che attualmente il sistema penitenziario italiano non consente materialmente di condurre il condannato attraverso questo percorso di ri-adattamento.

Le possibilità di lavoro, sia all’interno che all’esterno del penitenziario, sono quanto mai limitate e, sempre stando al rapporto del 2018 sulla situazione delle carceri italiane, i cosiddetti educatori- ovvero i soggetti deputati a seguire il percorso personale ed educativo dei detenuti per il loro successivo reintegro nella società – sono circa il 35 per cento in meno di quelli necessari.

Ed è qui che si comprende uno degli scopi principali di “Ristretti Orizzonti”, ovvero quello di dare ai detenuti la possibilità di compiere un progressivo percorso di miglioramento, di riflessione, di lavoro.

Ristretti Orizzonti: chi sono i giornalisti?

Per la realizzazione del giornale sono infatti stati contattati numerosi giornalisti professionisti, che hanno tenuto e tengono tutt’ora delle vere e proprie lezioni sulle modalità di redazione e scrittura degli articoli.

Tra i giornalisti che, nel corso degli anni, hanno collaborato con Ristretti Orizzonti vanno menzionati Enrico Deaglio, Vittorio Pierobon, Pino Corrias.

Anche Carlo Lucarelli, collabora con “Ristretti Orizzonti”, al quale spedisce periodicamente dei racconti accompagnati da alcuni consigli di scrittura.

Oltre a ciò la rivista svolge l’importante compito di creare un collegamento tra le carceri ed il mondo esterno, rappresentando così un sottile filo che unisce i detenuti alla popolazione.

In questo senso si può citare la rubrica “Lettere dal carcere” tenuta periodicamente dal Mattino di Padova, principale quotidiano locale, e che consente ai detenuti di esprimere le loro opinioni su ciò che accade fuori dal carcere.

Si capisce chiaramente come il progetto di Ornella Favero svolga un ruolo di primaria importanza nell’ambito della rieducazione e della partecipazione alla vita sociale dei detenuti ed, in tal senso, si è espressa anche l’Unione delle Camere Penali italiane, la quale, riconoscendo il valore intrinseco del progetto editoriale, si è schierata più volte in suo favore.

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